Ostia non sembra proprio aver pace. Oltre ai sequestri e dissequestri che stanno colpendo moltissimi stabilimenti balneari, altre magagne sono in arrivo per il litorale romano, nel quale si registrano continuamente reati vari e problemi di natura urbanistica, come gli allagamenti avvenuti in seguito al tragico nubifragio di questo 9 giugno che hanno colpito tutta Roma e in modo particolare proprio nel X Municipio, che ha addirittura costretto alcuni residenti a barricarsi in casa, suscitando polemiche, soprattutto da parte di coloro che si schierano contro la nomina di Roma alle Olimpiadi 2024, ritenendo la Capitale non idonea a svolgere tale compito. Questo e altre emergenze sono solo una parte delle vicende che stanno portando in questi giorni Ostia all’onor, più o meno, di cronaca, e che hanno spinto Franco Martone, presidente dell’apartitico Comitato X Municipio, a lanciare un appello al futuro sindaco di Roma, indipendentemente se si tratterà di Virginia Raggi o Roberto Giachetti: “Al futuro sindaco chiediamo dignità e sviluppo per il nostro territorio. La lotta alla criminalità e all’illegalità non bastano, bisogna anche assicurare la vita sociale e la partecipazione dei cittadini, in modo da soddisfare la loro capacità e possibilità di essere, ciascuno secondo il proprio ruolo, produttori di benessere per la comunità nel suo complesso.”
Inoltre, Martone è tornato a parlare del commissariamento per mafia del X Municipio, che non ha dunque permesso ai cittadini di votare per la giunta municipale alle amministrative del 5 giugno, denunciando l’etichettatura di “mafioso” del Municipio come ingiusta, mentre in molte altre zone del Paese commissariate le elezioni si sono tenute regolarmente.
Ostia si presenta dunque un fronte molto caldo per i due candidati a sindaco, tanto che la Raggi concluderà proprio lì la sua campagna elettorale il 17 giugno, con la presenza del direttorio del Movimento 5 Stelle al completo, e forse anche quella di Beppe Grillo.

Di Simone Pacifici

All’inizio del mese di giugno è nato Astral Infomobilità, il nuovo progetto realizzato dalla Regione Lazio che fornirà agli utenti notizie in tempo reale relative al traffico e alla viabilità della rete stradale del Lazio. “Grazie a questo progetto, chiunque, prima di mettersi in macchina, potrà avere notizie certe sul traffico e sulla situazione delle strade”, si legge nel comunicato ufficiale. Tutti i giorni la sala operativa di Astral Infomobilità monitora la rete stradale e diffonde tutte le informazioni attraverso il sito infomobilita.astralspa.it, su Facebook, Twitter e YouTube, in radio, nelle televisioni locali e tramite il telegiornale regionale del Lazio nel corso della trasmissione “Buongiorno Regione”.
“Grazie al progetto Astral Infomobilità spendiamo molto meno di prima e offriamo un servizio migliore” ha commentato Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: “Ogni 30 minuti su oltre 80 canali di informazione ci saranno notizie sul traffico nelle strade, un monitoraggio, grazie alle telecamere per la sicurezza, così prima di mettersi in macchina si potranno avere notizie certe”.
“Investiremo su questo progetto 5 milioni di euro, puntiamo a far diventare questo un centro importante, in vista della costituzione dell’agenzia di trasporto pubblico regionale. Stiamo ora perfezionando la chiusura di Cotral Patrimonio, nella logica di risparmiare, ottimizzare, fare un passo avanti”, commenta Michele Civita, Assessore Politiche del territorio e Mobilità.
Questo progetto della Regione si pone come diretto concorrente di Luceverde, il servizio realizzato dall’ACI in collaborazione con la Polizia locale di Roma Capitale, ed entro fine mese sarà implementato con la realizzazione di una app, scaricabile gratuitamente su tutti gli smartphone, attraverso la quale gli utenti possono ricevere news in tempo reale, navigare tramite una mappa interattiva, visualizzare tramite Gps gli eventi del traffico nel raggio di 5 km da una posizione prescelta, creare un itinerario di viaggio, ascoltare il notiziario della centrale operativa e segnalare via mail eventi riscontrati lungo il proprio percorso.

 

Fonte: www.regione.lazio.it

Di Benedetta Carulli

A Roma arriva il nuovo servizio di Eni Enjoy con scooter Piaggio MP3. Già attivo a Milano si presenta nella Capitale con 300 mezzi a tre ruote (e basta la patente B). La sharing-economy amplia l’offerta su Roma. Dopo le Fiat 500, Enjoy debutta con il mezzo più adatto alla città, lo scooter. Ancora più sicuro perché si tratta del Piaggio MP3, omologato motocarrozzetta che può essere guidato con patente di tipo A o B e 21 anni di età. Da un anno attivo nel capoluogo lombardo non avrà difficoltà a farsi apprezzare per strade del centro storico o per la percorrenza sul GRA. I mezzi hanno motore 300 versione LT Business BAS di colore rosso con velocità massima di 90km/h. I meno esperti alla guida saranno facilitati dalle tre ruote che aiutano stare in equilibrio e quindi migliorano la sicurezza. Più semplice attraversare Roma e più facile il parcheggio. L’area di utilizzo non è la stessa che per le auto, (qui la mappa https://enjoy.eni.com/it/roma/map/). A dispetto della tariffa al minuto più alta (rispettivamente €0,35 e €0,25 al minuto), i costi di utilizzo saranno senz’altro ridotti rispetto alle quattro ruote. Proviamo ad immaginare il percorso da Cornelia a Piazza Venezia, semafori permettendo circa 25 minuti di utilizzo costerebbero €6,25 in auto più il tempo per cercare parcheggio. Con MP3 e qualche svicolata si possono risparmiare 10 minuti, totale €5,25 con un più facile parcheggio (ma sempre nel rispetto delle regole). I caschi sono inclusi e per questioni igieniche ci sono i sotto-casco usa e getta. Per utilizzare il servizio bisogna registrarsi qui: https://enjoy.eni.com/it/roma/home e scaricare l’APP disponibile su Apple Store, Google Play, Windows Store, per poter iniziare il noleggio. Per chi già utilizza il servizio auto, basterà aggiornare l’account. Ma leggete attentamente le regole, l’assicurazione è inclusa ma «chi rompe paga e i cocci sono i suoi».

Di Valerio Lofoco

Secondo i dati diffusi dall’Istituto di Ricerche economiche e sociali Eures dall’inizio dell’anno sono state 57 le vittime di femminicidio in Italia. Un dato in leggero calo rispetto ai primi 5 mesi dello scorso anno – quando le vittime furono 63 – ma che di certo non suscita ottimismo. Da questa ricerca si evince che Roma è la seconda città in Italia per numero di casi. Tra gli ultimi ricordiamo l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, uccisa e poi bruciata dall’ex fidanzato Vincenzo Paduano, poiché “rea” di essersi rifatta una vita con un altro uomo.
Quasi l’80% delle vittime di questo reato è italiana, e il 40% di queste violenze avviene per motivi passionali, mentre un altro 18% per liti e dissapori. Nel 2015 in 25 casi sono state usate armi da fuoco, contro i 24 di armi da taglio. Sette invece gli strangolamenti.
Ma quale potrebbe essere il movente alla base di questa assurda violenza? “Esistono tre tipi di moventi: quello più frequente è il movente del possesso, chiamato anche passionale; il secondo si rifà al logoramento della relazione e riguarda le coppie di lunga durata che hanno un rapporto conflittuale. Il terzo movente fa riferimento al disagio, di cui si parla poco: parliamo di un disturbo psichico o di un disagio forte della vittima, parliamo di vittime anziane o con disabilità che vengono uccise dai coniugi i quali non riescono a gestire le infermità della donna”, ha commentato il presidente dell’Eures Fabio Piacenti, che ha aggiunto: “Di fronte ad una chiara emergenza occorre ripensare la prevenzione e mettere in piedi iniziative efficaci che aiutino le potenziali vittime a sviluppare una consapevolezza del rischio, a comprendere quando è il momento di chiedere aiuto, che sappiano leggere e interpretarne i segnali. Occorre dunque una maggiore sensibilizzazione dei servizi sociali per cogliere il fatto che c’è una difficoltà molto forte da parte delle donne che oggi subiscono violenze. La legge qualcosa ha fatto ma in maniera del tutto insufficiente. Su questo fronte siamo indietro, sia culturalmente che giuridicamente: siamo un Paese che ha faticato a recepire le modificazioni del diritto di famiglia, c’è una grande lentezza e le modificazioni culturali richiedono passaggi generazionali. Ci colpisce molto che diversi casi recenti abbiano come protagonisti autori giovani”.
Nel Lazio esistono 23 centri antiviolenza, concentrati in primo luogo nella provincia di Roma. “La Regione è intervenuta con una legge che dà risorse e linee d’azione ben precise, noi ad esempio abbiamo fatto corsi nelle scuole. Viene istituito un Osservatorio sulle pari opportunità, ma poi bisognerebbe lavorare per ricostituire la Consulta, il cui rinnovo è stato bloccato da diversi mesi per una serie di questioni legate alla sua composizione. Su questo serve un segnale da parte dell’attuale presidenza”, ha affermato Donatina Persichetti, ex capo della Consulta femminile nel Lazio.

Di Benedetta Carulli

Fra le moltissime questioni che il nuovo sindaco di Roma dovrà affrontare al momento del suo insediamento vi è certamente quella relativa alla possibile candidatura delle Capitale per i giochi olimpici del 2024. I due candidati sindaci Raggi e Giachetti hanno a tal proposito opinioni del tutto contrapposte: per la prima “Oggi Roma probabilmente non può permettersi le Olimpiadi. Io ritengo che oggi sia criminale iniziare a parlare di olimpiadi quando Roma muore affogata di traffico e di buche. Pensiamo all'ordinario, poi allo straordinario”, mentre per il secondo “I Giochi significano occupazione e turismo. Se chi vuole guidare Roma rifiuta perché ha paura della corruzione, cosa si candida a fare?”.
Posizioni dunque del tutto discordanti accomunate però da una certezza: nel caso in cui il nuovo sindaco di Roma fosse contrario ad ospitare le Olimpiadi "saremmo costretti a ritirare la candidatura mentre siamo vicini alla meta" per usare le parole di Montezemolo.
E intanto aumentano le possibilità che sia un referendum cittadino a risolvere la disputa, con i primi sondaggi che a proposito sembrano parlare chiaro: il 56% dei romani vorrebbe le Olimpiadi, mentre solo il 23% è assolutamente contrario. La sfida per il ballottaggio è appena iniziata eppure il coraggio o l’ingenuità su questo progetto, a seconda dei punti di vista, potrebbero giocare un ruolo fondamentale per il risultato finale delle votazioni.

Di Valerio Bocci

Come ogni anno si ripropone l’appuntamento con il pagamento delle imposte e delle tasse. E, anche per quest’anno il pagamento delle famigerate imposte locali IMU e TASI, è in scadenza al 16 giugno con la formula in acconto per poi pagare il saldo a fine anno. Nel precedente articolo si è parlato di esenzione dell’IMU e della Tasi concessa a determinati soggetti in funzione di determinati requisiti.
Ma oltre alle esenzioni, nella legge di stabilità 2016 sono state previste anche agevolazioni e detrazioni di riduzione del pagamento a cui potranno accedere i proprietari di immobili che concedono in locazione un appartamento a canone concordato oppure cedono in comodato un immobile a parenti di primo grado in linea retta.
Nel primo caso, canone concordato, si potrà beneficiare di una riduzione del 25% sull’IMU e Tasi, rispetto a quell’immobile. Nel secondo caso, comodato, si potrà beneficiare di una riduzione del 50% sull’IMU e la Tasi.
Una riduzione importante, quella del 50% applicata sul comodato che però è accessibile solo con il rispetto di alcuni requisiti. E’ indispensabile dunque la formalizzazione scritta e registrata presso l’Agenzia delle Entrate del contratto di comodato di un immobile non appartenente alle categorie catastali di lusso (A1, A8, A9) tra genitore e figlio entro il 5 febbraio 2016. Nel caso di formalizzazione verbale, la registrazione del contratto dovrà avere la data del 1 marzo 2016.
È chiaro che il figlio (comodatario) dovrà utilizzare l’abitazione come principale.
Ulteriori requisiti per l’accesso all’agevolazione da parte del comodante (genitore) riguardano: la residenza che dovrà essere nello stesso Comune ove è sito l’immobile concesso in comodato; la proprietà della sua abitazione principale, sempre non di lusso, nello stesso Comune; non deve possedere ulteriori immobili abitativi sul territorio italiano.

Di Donatella Carriera

Come ogni anno si ripropone l’appuntamento con il pagamento delle imposte e delle tasse. E, anche per quest’anno il pagamento delle famigerate imposte locali IMU e TASI, è in scadenza al 16 giugno con la formula in acconto per poi pagare il saldo a fine anno. Tuttavia sono previste delle esenzioni, che però non riguardano i proprietari di abitazioni principali rientranti nelle categorie catastali cd di lusso A1, A8, A9, che per tale motivo saranno obbligati al pagamento.
Come si ricorderà l’IMU sull’abitazione principale era stata già abolita nel 2013 e con la legge di stabilità 2016 anche il Governo Renzi ha provveduto ad abolire la Tasi sull’abitazione principale con annesse pertinenze.
Fino all’anno scorso anche gli inquilini di un appartamento in affitto erano tenuti al versamento dell’IMU e della Tasi, cosa che invece da quest’anno, viene abolita per il conduttore dell’immobile restando l’esclusivo pagamento in capo al proprietario che dovrà pagare una quota variabile tra il 70 - 90% a seconda del Comune che applicherà le aliquote.
Anche gli anziani che risiedono stabilmente presso una casa di cura o residenza per anziani, se sono proprietari di un immobile e non lo cedono in locazione, non sono tenuti al pagamento dell’IMU e della Tasi.
Coloro che pur essendo cittadini italiani e proprietari di un’abitazione in Italia, risiedono all’estero e siano iscritti all’Aire, sono esentati dal pagamento. Anche in questo caso, l’esenzione sarà valida se l’immobile non è stato concesso in comodato o in locazione.
L’esenzione al pagamento dell’IMU e della Tasi è prevista per la casa coniugale assegnata ad uno dei due coniugi a valle della separazione o del divorzio.

Di Donatella Carriera

Questa volta gli operatori AMA l’hanno fatta proprio grossa. Sono riusciti a far andare su tutte le furie anche gli abitanti di Acilia che da tempo ormai assistono inermi alla mancata raccolta differenziata porta a porta e che finalmente attraverso il Comitato di Quartiere stanno protestando utilizzando canali ufficiali dedicati sia della stampa che della giustizia, per l’inefficienza degli operatori. In un’intervista rilasciata al Messaggero di Roma, il Presidente del Comitato di quartiere Acilia Sud, Alessandro Meta, ha riferito che: “Abbiamo mandato un dettagliato resoconto delle giornate di mancato passaggio degli operatori nei condomini e abbiamo anche documentato con un filmato che gli addetti al ritiro hanno ammucchiato insieme sul medesimo camion i rifiuti indifferenziati e la plastica, rendendo completamente inutile l'opera svolta dagli utenti”.
Per la verità il disservizio dell’AMA non è cosa casuale, se qualcuno volesse farlo credere, poiché anche all’Infernetto perdura da mesi. Il porta a porta non funziona. Sono molte le segnalazioni che i singoli cittadini fanno pervenire al numero verde dell’AMA per il mancato ritiro della differenziata nel porta a porta.
Il disservizio crea ulteriori problemi. In primis un problema igienico sanitario che scaturisce dal fatto che soprattutto d’estate l’umido non ritirato porta animali nelle abitazioni dei cittadini. E questo problema non si risolve tenendo il secchio in casa. Formiche e scarafaggi stanno infestando inesorabilmente intere località come quelle dell’Infernetto, ad esempio, che piuttosto che apparire un quartiere residenziale sembra un accampamento di sfollati. 
Una vera vergogna a cui non si può assistere senza dire nulla e addirittura ricevendo e pagando bollette salatissime per un servizio che presenta una negazione ovvero, non si riceve. 
Forse è il caso che il numero uno dell’AMA provveda a rivedere i numeri e le statistiche che si forniscono in interviste per la copertura della città di Roma visto che se si offre un servizio dove il cittadino oltre a pagare di più deve anche lavorare a fare la separazione, si dovrebbe anche svolgerlo quel servizio, e non far vivacchiare gli operatori tra uno sciopero e l’altro, tra un capriccio e l’altro, tra una debilitazione e l’altra. 
Invece, cosa rimane del porta a porta a Roma? Forse solo il nome di una famosa trasmissione televisiva. Null’altro.

Di Donatella Carriera

Pronti a far cadere l’altro candidato per il minimo errore, Raggi e Giachetti si scontrano duramente: più che sfida, un duello all’ultimo voto.Raggi sta guadagnando terreno, Giachetti arranca. Nel confronto televisivo “In Mezz’ora” su RaiTre forse i due candidati vengono allo scoperto attaccandosi reciprocamente quando la conduttrice Annunziata pone loro una domanda personale sul giudizio del candidato rivale.
Giachetti su Raggi: “Penso che una persona che decida di candidarsi a una città come Roma abbia una grande forza interiore e abbia una sua ambizione che va valorizzata. Poi quello che mi preoccupa è che la candidata Raggi abbia eccessivi tentennamenti, cioè è concentrata più sul no che sul sì”.
Raggi su Giachetti: “Penso che il massimo momento di onestà di Giachetti fu quando disse in radio che non aveva le qualità per fare il sindaco di Roma. Poi qualcuno lo chiamò e gli fece cambiare idea, lo stesso che ha chiamato i consiglieri di Marino per farli dimettere”.
Certo è che i candidati stanno pensando di screditare l’altro candidato con ogni strumento anziché proseguire la campagna elettorale per il ballottaggio illustrando i relativi programmi.
Raggi ha un programma visivamente snello, illustrato in undici sezioni tipo “blog” da approfondire: dai rifiuti allo sviluppo, dalla scuola all’ambiente; accompagnate da due pagine “ecofriendly” che possono essere stampate.
Se non si vuole leggere l’intero programma vi sono delle descrizioni generali su ogni sezione.
Giachetti invece punta sull’analisi completa dei problemi in dodici punti che bisogna leggere integralmente, accompagnati da un depliant di circa 95 pagine, un bello schiaffo all’ecologia se viene stampato.
I temi forti del talk show: le olimpiadi, l’ATAC, le partecipate.
Raggi - sempre nel talk show continua - “Bisogna lavorare con il bisturi” forse alludendo al voto dell’ex sindaco Marino che per voto di protesta voterà lei come ha dichiarato a “La Stampa”, o forse perché la sfida su Roma potrà avere la crisi di rigetto dopo venti anni che è governata dal centro-sinistra.
Il certo è che Roma sarà da curare per tutte le ferite che le hanno provocato, il chirurgo dovrà essere bravo, sicuro ed avere la mano ferma.

Di Francesco Maiolo

Roma, 1960. L’Italia si trovava nel pieno boom economico, che aveva portato tantissimo benessere, ma al tempo stesso vi era una fortissima instabilità politica, a causa dell’appena eletto Governo Tambroni, che a causa dell’appoggio ottenuto dal MSI fece infuriare le sinistre, poi alimentate ulteriormente dai fatti di Genova del 30 giugno dello stesso anno. Nonostante tutto questo, a Roma si celebrava la XVII Olimpiade, richiamando l’attenzione mondiale sulla città, facendo constatare a tutta l’umanità la grande ripresa del nostro Paese in quei soli 15 anni che erano passati dalla fine della II Guerra Mondiale. Il nostro Paese ebbe risalto ancor più grande grazie alle 36 medaglie conquistate dai nostri atleti, che ci posero nella terza posizione mondiale, superati solo dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti.
Per questi ultimi, il vincitore della medaglia d’oro di pugilato nella categoria dei pesi mediomassimi fu un giovane ragazzo di colore di Louisville, Kentuchy, che aveva anche tracce di sangue italiano tra i suoi antenati. Questo ragazzo si chiamava Cassius Clay, e aveva solo 18 anni.
Una persona semplice, figlio della piccola borghesia nera, uno che, a differenza di molti suoi coetanei, non aveva mai conosciuto la vera fame, avendo un padre pittore d’insegne e di murales e una madre che faceva da governante nelle case dei ricchi bianchi. Tanto semplice che, alla sua prima volta in aereo per raggiungere l’Italia, per il terrore si buttò sul corridoio con indosso un paracadute comprato in un negozio di residuati bellici e cominciò a pregare.
Uomo molto controverso, con tanti pregi oltre alla sua carriera pugilistica, come l’impegno nell’attivismo nero, la beneficienza e, in tarda età, al ruolo di ambasciatore di pace nel Medio Oriente, che gli valse la Medaglia presidenziale della libertà datagli da George Bush Jr., e altrettanti difetti, tra cui la sua vita sentimentale, costellata da tradimenti coniugali e molti figli legittimi e illegittimi, l’affiliazione alla setta radicale dei Black Muslims, che lo portò a cambiare nome in Muhammad Ali, e la sua altalenante amicizia con Malcolm X. Un uomo che non ebbe mai paura di dire ciò che pensava realmente, che quando rifiutò di andare alle armi in Vietnam si giustificò così: “Nessun vietcong mi ha mai chiamato negro”.
Una leggenda che rimase sempre legata a Roma, soprattutto quando, poco dopo il suo ritiro, venne a far visita a papa Giovanni Paolo II, suo grande fan, segnando un episodio importante nella coesistenza pacifica tra cristiani e islamici.
Nella Città Eterna sono nate molte leggende, e tra queste vi è lui. Grazie per averci reso questo onore, Muhammad. Riposa in pace, amico.

Di Simone Pacifici

È il tema degli ultimi anni. Sharing, ovvero condividere. In Europa si moltiplicano di giorno in giorno le piattaforme online che offrono servizi in condivisione. Auto e case sono i più in voga. Ma anche i più spinosi. In Francia nel 2015 e pochi mesi fa ci sono stati scontri violenti con le associazioni di taxisti contro gli autisti di Uber, la nota società statunitense che al noleggio di auto con conducente professionale ha affiancato una versione per privati. A Milano questa ultima versione (Uber-Pop) è stata bloccata da un tribunale perché ritenuta illegale, dopo le proteste e gli scontri fisici e verbali che hanno investito il management italiano della compagnia, nello specifico Benedetta Arese Lucini, ex country manager. Su Airbnb si affittano case per pochi euro, talvolta senza essere registrate regolarmente come strutture ricettive quindi senza pagare tasse. Insomma sono metodi per arrotondare. E su questo principio si è espressa la Commissione Europea che nel tentativo di armonizzare la disciplina tra i 28 paesi UE, ma senza imporre costrizioni, invita i Paesi a legiferare a riguardo, indicando soglie massime di reddito e o giorni da non superare perché si ritenga un’attività professionale. Dietro questa indicazione ci potrebbe essere la spinta (leggasi pressione) di startup di peso come Uber, che ricordiamo è valutata quasi 70 miliardi e nel cui portafogli ha investito il fondo sovrano dell’Arabia Saudita con 35 miliardi. Proprio contro Francia, Spagna e Germania aveva avviato un ricorso perché l’app era stata bandita, con relativo danno economico alla società. In Italia è allo studio un registro elettronico nazionale delle piattaforme. La certezza è che non basteranno le norme ad arginare questo fenomeno, poiché coinvolge l’intera popolazione mondiale connessa alla rete e in grado di condividere qualcosa per poterci guadagnare.

Di Valerio Lofoco