Come mai in questi giorni non facciamo altro che sentir parlare di Tempa Rossa e delle dimissioni del ministro Guidi? L’impianto di Tempa Rossa è saltato agli onori della cronaca poiché oggetto dell’indagine sull’autorizzazione dei lavori ad esso connessi, un iter che si è concentrato sul traffico di influenze illecite legato al nome di Gianluca Gemelli, compagno del Ministro Guidi il quale avrebbe sfruttato la relazione con quest’ultima per ottenere dei favori. Il traffico illecito di influenze è un reato che è stato inserito nel 2012 codice penale all’art 346 bis con la legge anticorruzione, la quale sanziona il ruolo del mediatore nei processi corruttivi, introdotta per contrastare la figura dei cosiddetti “faccendieri”, intese come coloro che sfruttano le relazioni instaurate con funzionari pubblici e politici creando dei rapporti di tipo corruttivo. 
Questo caso ha riportato alla luce un “problema” tutto italiano legato alle lobby e l’evidente difficoltà che il nostro sistema politico – giuridico ha nel gestirle e regolarle, soprattutto se queste sono rappresentative di grandi imprese e di interessi economici internazionali.
La mancanza di una definizione del termine lobbismo che definisca il confine netto sul ruolo dei rappresentanti di interesse rende questa norma vaga e porta ad un’applicazione in molti casi inopportuna. È quindi palese la necessità di creare un corpo di regole che mettano le basi per definire i soggetti e i canali di interazione.
È importante che i soggetti pubblici e privati dialoghino tra di loro per creare delle politiche adeguate per i diversi ambiti di interesse, ma è altrettanto necessario creare dei canali di interlocuzione che siano legali e trasparenti.

Di Simona Chiti