Sul web negli ultimi giorni è esplosa una battaglia tra chi accusa e chi difende Microsoft riguardo alla vicenda di Windows 10. Ci sono quelli che additano l’azienda di aver fatto un atto contro la concezione di libero mercato e la libera scelta degli utenti, mentre coloro che fanno da scudo all’azienda americana utilizzano le motivazioni più disparate. Riflettiamo su alcuni punti fondamentali di questa polemica, in primis quello che riguarda l’accusa che è stata fatta di essere “populista” a chi ha ripreso la Microsoft, rea di aver danneggiato milioni di consumatori con questa mossa scellerata, provocando gravi disagi a questi negli uffici in cui lavorano e rendendo alcuni pc addirittura inutilizzabili. Queste persone ritengono che la colpa sia degli utenti, che non hanno “voluto” aggiornare i driver del computer, azione che, a loro dire, risolverebbe il problema.
Certo, una persona il primo pensiero che ha quando torna a casa dopo una dura giornata di lavoro dovrebbe essere quello di pensare a cose delle quali nemmeno sa l’esistenza, non stare un attimo con la famiglia e/o rilassarsi, svuotarsi la mente dai pensieri.
In Cina, per esempio, un dipendente di una società di pubbliche relazioni di Pechino, Yang Shuo, ha dovuto bloccare un affare da 457.000 euro a causa dell’aggiornamento forzato di WX, senza che comparisse neanche la nota finestra di notifica. A lui si sono uniti altri utenti cinesi che hanno denunciato il fatto sui media nazionali, e un consigliere giuridico della Internet Society of China ritiene che la Microsoft abbia “abusato della sua posizione dominante sul mercato e violato le regole della correttezza che lo disciplinano”, e che ci potrebbero essere gli estremi addirittura per una causa legale contro la compagnia informatica. Stessa cosa ha affermato un’autorità delle Forze dell’Ordine di nostra conoscenza.
Questo sarebbe “populismo”? Accusare un’azienda di violare la legge, con il supporto perfino di autorità legali? La cosa, ripetiamolo, è stata detta da persone che dovrebbero essere specializzate nel campo dei computer, che dovrebbero andare incontro alle esigenze dell’utenza, non sbeffeggiarla. Tra l’altro, come dimostra la legge dei social network, i loro commenti sono quelli più visionati e valutati, mentre la maggioranza degli informatici, quella che difende i consumatori accusando la Microsoft di aver compiuto una scelleratezza, viene ignorata, se non addirittura infangata da queste dimostrazioni di arroganza da parte dei loro colleghi, che guardano dall’alto verso il basso coloro che dovrebbero servire.
Poi ci sorprendiamo se una software house non rispetta i suoi clienti?

Di Simone Pacifici