Secondo i dati diffusi dall’Istituto di Ricerche economiche e sociali Eures dall’inizio dell’anno sono state 57 le vittime di femminicidio in Italia. Un dato in leggero calo rispetto ai primi 5 mesi dello scorso anno – quando le vittime furono 63 – ma che di certo non suscita ottimismo. Da questa ricerca si evince che Roma è la seconda città in Italia per numero di casi. Tra gli ultimi ricordiamo l’omicidio di Sara Di Pietrantonio, uccisa e poi bruciata dall’ex fidanzato Vincenzo Paduano, poiché “rea” di essersi rifatta una vita con un altro uomo.
Quasi l’80% delle vittime di questo reato è italiana, e il 40% di queste violenze avviene per motivi passionali, mentre un altro 18% per liti e dissapori. Nel 2015 in 25 casi sono state usate armi da fuoco, contro i 24 di armi da taglio. Sette invece gli strangolamenti.
Ma quale potrebbe essere il movente alla base di questa assurda violenza? “Esistono tre tipi di moventi: quello più frequente è il movente del possesso, chiamato anche passionale; il secondo si rifà al logoramento della relazione e riguarda le coppie di lunga durata che hanno un rapporto conflittuale. Il terzo movente fa riferimento al disagio, di cui si parla poco: parliamo di un disturbo psichico o di un disagio forte della vittima, parliamo di vittime anziane o con disabilità che vengono uccise dai coniugi i quali non riescono a gestire le infermità della donna”, ha commentato il presidente dell’Eures Fabio Piacenti, che ha aggiunto: “Di fronte ad una chiara emergenza occorre ripensare la prevenzione e mettere in piedi iniziative efficaci che aiutino le potenziali vittime a sviluppare una consapevolezza del rischio, a comprendere quando è il momento di chiedere aiuto, che sappiano leggere e interpretarne i segnali. Occorre dunque una maggiore sensibilizzazione dei servizi sociali per cogliere il fatto che c’è una difficoltà molto forte da parte delle donne che oggi subiscono violenze. La legge qualcosa ha fatto ma in maniera del tutto insufficiente. Su questo fronte siamo indietro, sia culturalmente che giuridicamente: siamo un Paese che ha faticato a recepire le modificazioni del diritto di famiglia, c’è una grande lentezza e le modificazioni culturali richiedono passaggi generazionali. Ci colpisce molto che diversi casi recenti abbiano come protagonisti autori giovani”.
Nel Lazio esistono 23 centri antiviolenza, concentrati in primo luogo nella provincia di Roma. “La Regione è intervenuta con una legge che dà risorse e linee d’azione ben precise, noi ad esempio abbiamo fatto corsi nelle scuole. Viene istituito un Osservatorio sulle pari opportunità, ma poi bisognerebbe lavorare per ricostituire la Consulta, il cui rinnovo è stato bloccato da diversi mesi per una serie di questioni legate alla sua composizione. Su questo serve un segnale da parte dell’attuale presidenza”, ha affermato Donatina Persichetti, ex capo della Consulta femminile nel Lazio.

Di Benedetta Carulli