La nostra Capitale risulta essere la prima città italiana ad adottare sistemi avanzati di controllo dei rischi in area urbana legati al contesto idrogeologico.
Questo è quanto emerge da una presentazione effettuata presso il Campidoglio, dalla Protezione Civile di Roma Capitale, dall’Università ‘La Sapienza” – Dip.to Ingegneria civile, edile e ambientale (DICEA) e dallo spin-off Survey Lab S.r.l, del progetto finanziato dall’Unione Europea con il programma Horizon 2020, denominato I.MODI (vincitore del bando europeo ‘H2020 SME-Instruments Phase 2’) e la tecnica DINSAR. Non è difficile capire le ragioni che hanno consentito lo sviluppo di un progetto del genere, anzi, si può solo dire che tale progetto potrà contribuire a migliorare a livello predittivo le possibili conseguenze che impatterebbero sulla città di Roma nel caso di situazioni climatiche di sicura complessità, come quelle vissute negli ultimi cinque anni.
Prevenire, quindi, le conseguenze del dissesto idrogeologico quali frane, subsidenze del suolo e sinkholes collegati alla presenza di cavità antropogeniche, è fondamentale per garantire alla nostra città il miglioramento della resilienza e su questo, la Protezione Civile ci sta lavorando da mesi, ormai, siglando accordi di collaborazione con Enti e Università che siano in grado di fornire metodologie scientifiche che consentano la pianificazione delle emergenze e quindi una maggiore e migliore prevenzione (ex ante) e risoluzione (ex post).
Insomma sarà grazie a questi accordi, così come si riporta anche all’interno del sito istituzionale del Comune di Roma, che la Protezione Civile di Roma Capitale potrà avvalersi di una tecnologia all’avanguardia nel campo del monitoraggio satellitare. L’integrazione dei dati acquisiti tramite sensori posti in situ con quelli satellitari garantirà il controllo puntuale delle criticità idrogeologiche permettendo risposte in emergenza ancora più tempestive e migliorare la sicurezza dei cittadini.
“Per i prossimi due anni, grazie ad un accordo non oneroso con l’Università, la città potrà avvalersi di un efficace supporto tecnico-scientifico per le attività di Protezione Civile” – ha detto il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca.

Di Donatella Carriera

Giovedì 2 giugno si sono celebrati i settant’anni della Repubblica italiana. Come da tradizione, i festeggiamenti sono cominciati con l’omaggio del presidente Sergio Mattarella al milite ignoto, per ricordare i militari e i civili che hanno servito e servono lo Stato. Ad assistere a questo evento, oltre alle cariche istituzionali, c’erano anche il capo della polizia Franco Gabrielli, Francesco Paolo Tronca e il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette. Mattarella ha poi raggiunto via del Fori Imperiali a bordo della storica Flaminia scoperta e ha preso posto sul palco presidenziale insieme alle massime autorità dello Stato. A rendergli gli onori un reparto di corazzieri a cavallo. In seguito l’inizio della parata, alla quale hanno preso parte circa 3.600 persone, tra militari e civili. Dopo la banda dell’Esercito, hanno sfilato per la prima volta 400 sindaci con le loro fasce tricolori, in rappresentanza degli 8 mila comuni italiani.
“La sobrietà che ha caratterizzato anche quest’anno la presenza delle Forze Armate, senza nulla togliere alla solennità della celebrazione, è stata altamente apprezzabile”, ha commentato Mattarella. “Il 2 giugno del 1946, dopo il duro ventennio fascista e la sciagura della guerra l’Italia entrava a far parte a pieno titolo del novero delle nazioni libere e democratiche. E questo accadde, si badi bene, non soltanto perché la forma repubblicana prevalse su quella monarchica, ma perché, per la prima volta nella storia della nazione, ritrovata la libertà, la partecipazione al voto di tutti, uomini e donne, realizzava una piena democrazia. È stata l’introduzione dell’autentico suffragio universale a far compiere all’Italia il vero salto di qualità, trasformandola in un Paese in cui tutti i cittadini concorrono in egual misura a determinare con il loro voto le scelte fondamentali della vita nazionale. Furono i cittadini a scegliere la forma di Stato, ad eleggere i membri dell’Assemblea costituente, a determinare la formazione dei governi. Per questo credo che oggi si possa affermare che la festa del 2 giugno è la festa della libertà di scelta: e per questo è la festa che riunisce tutti gli italiani”. E proprio #festaditutti è stato l’hashtag scelto per condividere sui social immagini e momenti significativi delle celebrazioni.

Di Benedetta Carulli

Sul web negli ultimi giorni è esplosa una battaglia tra chi accusa e chi difende Microsoft riguardo alla vicenda di Windows 10. Ci sono quelli che additano l’azienda di aver fatto un atto contro la concezione di libero mercato e la libera scelta degli utenti, mentre coloro che fanno da scudo all’azienda americana utilizzano le motivazioni più disparate. Riflettiamo su alcuni punti fondamentali di questa polemica, in primis quello che riguarda l’accusa che è stata fatta di essere “populista” a chi ha ripreso la Microsoft, rea di aver danneggiato milioni di consumatori con questa mossa scellerata, provocando gravi disagi a questi negli uffici in cui lavorano e rendendo alcuni pc addirittura inutilizzabili. Queste persone ritengono che la colpa sia degli utenti, che non hanno “voluto” aggiornare i driver del computer, azione che, a loro dire, risolverebbe il problema.
Certo, una persona il primo pensiero che ha quando torna a casa dopo una dura giornata di lavoro dovrebbe essere quello di pensare a cose delle quali nemmeno sa l’esistenza, non stare un attimo con la famiglia e/o rilassarsi, svuotarsi la mente dai pensieri.
In Cina, per esempio, un dipendente di una società di pubbliche relazioni di Pechino, Yang Shuo, ha dovuto bloccare un affare da 457.000 euro a causa dell’aggiornamento forzato di WX, senza che comparisse neanche la nota finestra di notifica. A lui si sono uniti altri utenti cinesi che hanno denunciato il fatto sui media nazionali, e un consigliere giuridico della Internet Society of China ritiene che la Microsoft abbia “abusato della sua posizione dominante sul mercato e violato le regole della correttezza che lo disciplinano”, e che ci potrebbero essere gli estremi addirittura per una causa legale contro la compagnia informatica. Stessa cosa ha affermato un’autorità delle Forze dell’Ordine di nostra conoscenza.
Questo sarebbe “populismo”? Accusare un’azienda di violare la legge, con il supporto perfino di autorità legali? La cosa, ripetiamolo, è stata detta da persone che dovrebbero essere specializzate nel campo dei computer, che dovrebbero andare incontro alle esigenze dell’utenza, non sbeffeggiarla. Tra l’altro, come dimostra la legge dei social network, i loro commenti sono quelli più visionati e valutati, mentre la maggioranza degli informatici, quella che difende i consumatori accusando la Microsoft di aver compiuto una scelleratezza, viene ignorata, se non addirittura infangata da queste dimostrazioni di arroganza da parte dei loro colleghi, che guardano dall’alto verso il basso coloro che dovrebbero servire.
Poi ci sorprendiamo se una software house non rispetta i suoi clienti?

Di Simone Pacifici

Se l’affluenza alle urne durante queste elezioni amministrative è stata piuttosto tiepida da parte dei cittadini, la stessa cosa non si può dire per i dipendenti di Atac e Ama. Ma non si tratta purtroppo di senso civico o di esercizio del proprio diritto di voto. Come previsto dalla legge, infatti, i dipendenti delle due aziende possono ottenere un permesso dal lavoro per svolgere attività nei seggi – ma retribuiti anche da Atac – semplicemente presentando un certificato che attesti questo tipo di attività. Il numero di richieste per aderire all’iniziativa è stato, guarda caso, molto alto: circa 850 domande ricevute. E quindi 850 scrutatori? Non proprio. Solo in 20 infatti ricopriranno questo ruolo, mentre gli altri 830 saranno impegnati come rappresentanti di lista o segretari.
E a rimetterci sono stati, ovviamente, i cittadini romani. Sabato le corse si sono ridotte del 10%, mentre domenica e lunedì è stata soppressa una corsa su quattro.
Per tentare di tamponare questa “emorragia” di autisti e macchinisti, il direttore generale di Atac Marco Rettighieri ha bloccato tutti i permessi sindacali dal 3 al 6 giugno. Sul sito della società si legge infatti che “Atac, su disposizione del Direttore Generale, Marco Rettighieri, informa di aver sospeso la concessione dei permessi sindacali nei giorni dal 3 al 6 giugno prossimi, date coincidenti con le attività presso i seggi in occasione del prossimo turno elettorale. L’iniziativa, già comunicata alle segreteria territoriali delle Organizzazioni sindacali, si è resa necessaria avendo preso atto dell’elevato numero di richieste, superiore a 850, per la partecipazione alle attività collegate al funzionamento dei seggi da parte del personale operativo. Tale massiccia adesione per i ruoli di presidente di seggio, segretario, scrutatore e rappresentante di lista, è prevedibile possa indurre riduzioni del servizio di superficie e metroferroviario. La disposizione coerente con gli accordi sindacali vigenti, sarà ripresa in caso di ballottaggio e riguarderà le giornate dal 17 al 20 giugno prossimi”. E non vanno meglio le cose per l’Ama, che dopo lo sciopero della settimana scorsa, questa settimana dovrà fare a meno di ben 400 dipendenti – di cui 300 sono operatori ecologici.

Di Benedetta Carulli

Dopo mesi di chiacchiere, i giochi sono oramai più o meno fatti: le elezioni sono finite con il voto di domenica 5 giugno e con esse tutte quelle iniziative che ne derivavano. In questi ultimi mesi infatti si sono moltiplicate in maniera esponenziale i lavori a favore della città di Roma. Su questo tutti le varie correnti di pensiero hanno trovato un punto in comune: provare a dimostrare ai cittadini romani che riqualificare la città è possibile anche senza fondi ma con la buona volontà.
Questi progetti sono da considerarsi estremamente lodevoli oltre che necessari: ripulire parchi pubblici, riqualificare edifici degradati del proprio municipio o risolvere i problemi quotidiani dei cittadini è fondamentale per guadagnarsi la fiducia dei romani.
Tuttavia dispiace constatare che proposte di questo genere vengono fuori solo nel momento in cui sono utili per una campagna elettorale, di qualunque partito si tratti. Pensiamo a quanto Roma potrebbe essere una città più dignitosamente vivibile se queste iniziative fossero una costante nella storia dei vari municipi della Capitale.

Di Valerio Bocci

Lunedì 6 giugno sono appena finiti gli scrutini per le amministrative e ormai i risultati sono certi: per conoscere il nuovo sindaco, Roma andrà al ballottaggio domenica 19 giugno. Con un’affluenza pari al 57,19 % Virginia Raggi, la candidata stellata, si afferma con più del 35 % di voti, seguita da Roberto Giachetti – PD – al 24 %, e da Giorgia Meloni al 20 %; Alfio Marchini in coda con il 10,78 %.
Roma ha premiato con 364.425 voti Virginia Raggi che come riportato nel “Corriere della Sera” di oggi esulta: “È solo il primo tempo ma è un momento storico importantissimo. I romani sono pronti a voltare pagina. Io sono pronta a governare e restituire bellezza e splendore che merita a questa città. Il vento sta cambiando”.
È proprio così, i romani hanno detto basta alle tradizioni ed hanno votato il M5S che in campagna elettorale ha fatto della lotta alla corruzione una bandiera vincente.
Certamente la tensione sale, ma salirà ancora di più quando saranno disponibili i risultati definitivi: Raggi-Giachetti al ballottaggio.
Due persone diverse sia anagraficamente che politicamente: da una parte abbiamo una donna 37enne, giovane avvocato, che è già stata in Consiglio Comunale come Consigliere di opposizione; dall’altra un uomo formato da 37 anni di politica, di cui 15 da parlamentare, che attualmente ricopre la carica di vicepresidente della Camera dei Deputati.
Partono le sfide più accese per la corsa al Campidoglio tra i due: “Raggi, tu non sai come funziona l’amministrazione comunale, non sapresti dove mettere le mani, ti metteresti su una poltrona e aspetteresti che qualcuno ti dicesse cosa fare perché se vai contro il contratto devi pagare una penale di 150mila euro”, dice Giachetti che esterna la sua disapprovazione al “Sole 24ore” per la scarsa praticità della rivale con l’apparato burocratico.
Rimane solo una domanda: chi sceglieranno i romani il 19 giugno?

Di Francesco Maiolo

Sembra non arrestarsi mai la tragica vicenda degli stabilimenti balneari di Ostia, contro i quali è scoppiata una vera e propria ondata di sequestri, come quello de La Casetta, già attuati il 25 novembre 2015, poi dissequestrato il 28 dicembre, in seguito questo 21 gennaio, con un terzo avvenuto il 21 maggio, all’apertura della stagione estiva, a opera della Polizia Locale del Municipio X mentre erano al suo interno gli stessi bagnanti, che sono stati invitati ad allontanarsi assieme a 40 dipendenti dello stabilimento. Le accuse mosse sarebbero state “abusi edilizi su area demaniale” e “ampliamenti e cambiamenti di destinazione d'uso non autorizzati e privi di nulla osta”, che hanno portato alla denuncia di due persone e alla chiusura dello stabilimento, al quale molti clienti avevano già pagato l’intera stagione balneare, per la cifra di diverse migliaia di euro.
Una vicenda che sembra destinata a non finire, visto che il 26 maggio il pm Antonino di Maio ha firmato il decreto che impone il dissequestro di “tutti i manufatti non espressamente indicati nel provvedimento di sequestro” e la restituzione ai loro legittimi proprietari. Senza contare, poi, che nel weekend appena passato la struttura ha potuto ricominciare a esercitare.
Sequestri che hanno coinvolto il 23 di questo mese anche la spiaggia di Capocotta, con i sigilli applicati al chiosco Settimo Cielo, accusato di occupazione di 500 metri quadrati di zone nelle quali il titolo urbanistico si presentava assente e adibite a bar e ristoranti, e ai cui proprietari era stata revocata la concessione nel maggio 2015.
Altri centri balneari sequestrati in questi giorni sono stati l’Hakuna Matata per abusi edilizi e il Faber Beach, non in regola con le concessioni. Affari che, in molti casi, nascondono attività di stampo mafioso, e che hanno portato a un raddoppiamento dal 2001 degli stabilimenti su scala nazionale, tanto che l’85% del lido di Ostia è stato occupato da queste strutture. Un caso il cui dossier è stato nominato “Spiaggiopoli 2016”.
Moltissime delle spiagge storiche di Ostia sono state dunque colpite da questa ondata, e termine più appropriato non ci potrebbe essere, di provvedimenti giudiziari che rischiano di mettere seriamente a rischio la stagione balneare di migliaia di persone.

Di Simone Pacifici

Dopo il successo ottenuto a Barcellona e Amsterdam nasce anche a Roma un nuovo servizio di van sharing ad alimentazione elettrica frutto della collaborazione fra Nissan, Enel e Roma Servizi per la Mobilità, dedicato ai piccoli commercianti, agli artigiani e alle aziende che abbiano necessità di spostarsi all’interno delle zone a traffico limitato. Proprio per incentivare gli operatori del settore ad una modalità di lavoro a emissioni zero, il servizio ha una tariffa molto contenuta: solo cinque euro per l’iscrizione annuale e prevede molte agevolazioni per aziende e professionisti che ne faranno uso.
Nissan metterà a disposizione il minivan modello e-NV200, alimentato elettricamente, presso il parcheggio di via dei Pontefici, all’interno del Centro Storico (angolo via del Corso), dove sono posizionate le colonnine di ricarica elettrica realizzate da Enel. A bordo del van ci sarà una card Enel Drive abilitata per la ricarica del veicolo e che potrà essere utilizzata non solo sulle colonnine dedicate al progetto, ma anche su tutte le altre infrastrutture pubbliche installate da Enel. Si tratta di una rete di colonnine a energia certificata e prodotta da fonti rinnovabili che garantisce autonomia e percorrenza adeguate alle esigenze di qualsiasi cliente.

 

Fonte: www.enel.it

Di Benedetta Carulli

A volte può succedere che un gruppo di persone armate di buona volontà e di amore per gli animali si sostituisca alle inadempienze della pubblica amministrazione locale al fine di consentire agli animali randagi o abbandonati di riacquistare una propria dignità e al tempo stesso eliminare il degrado. Ed è successo davvero. Al rifugio comunale di Vitinia ex Poverello che si estende anche nella Riserva Naturale del litorale romano che fino a una decina di anni fa era stato oggetto di costruzioni e ristrutturazioni da parte dell’amministrazione comunale e che invece ad oggi per varie vicende, tra le quali anche quella relativa al mancato rilascio delle autorizzazioni sanitarie, è stato smantellato lo scorso 24 febbraio.
Una parte del terreno, circa un ettaro, però, è stata acquistata da semplici cittadini, volontari che attraverso la risistemazione dell’area vorrebbero, chiaramente, poter offrire di nuovo rifugio a tutti gli animali bisognosi.
Nell’altra parte consistente di terreno, invece, si presenta incolto, con erba alta offrendo tra le altre cose scene di degrado urbano senza tralasciare la possibilità di incendi con il caldo estivo.
Anche da quanto si legge dalla pagina Facebook del Rifugio Vitinia ex Poverello, si sta cercando in ogni modo di ottenere le autorizzazioni necessarie affinché possano essere ospitati di nuovo i cani e i gatti, anche senza la sovvenzione pubblica, ma solo con proventi derivati da donazioni private. E’ stata pertanto costituita anche un’associazione senza scopo di lucro che provvederà alla raccolta dei fondi necessari per la riqualificazione dell’area in maniera adeguata.
A questo punto non ci resta che auspicare una risoluzione immediata che restituisca un posto adeguato alle loro necessità a tutti gli animali di Roma possibilmente con aree verdi ed attrezzate e magari con aree di relax anche per tutti coloro che, amanti degli animali, sentissero il bisogno di adottarne uno.

Di Donatella Carriera

In questo suo delicato momento storico, senza sindaco e con un commissario speciale, Roma sembra una città allo sbando, perennemente in ostaggio milioni di disagi che ovviamente si riflettono tutti sui cittadini comuni. In quanto capitale, la città eterna è falcidiata da continue manifestazioni e proteste per qualunque tipo di problema, senza dimenticare il giubileo e i preparativi per tentare la candidatura alle Olimpiade del 2024.
Tutto questo la rende a dir poco invivibile. Tuttavia le responsabilità sono a tutti gli effetti dell’amministrazione che non riesce a gestire in maniera efficace questi eventi: Tra cortei, sit-in, eventi sportivi e scioperi, il calvario è andato avanti ininterrottamente e la soluzione sembra ancora lontana.
Certo è che basterebbe per esempio evitare la sovrapposizione di più eventi di grossa portata, di evitare i lavori di manutenzione nelle ore del giorno e nel decentralizzare le manifestazioni che durante tutta la settimana intasano il centro storico.
Fra un mese ci sarà un nuovo sindaco che avrà certamente molto su cui lavorare, chiunque sia.

Di Valerio Bocci

Tre stop in quattro giorni e tutti a causa di guasti anomali. È stata una settimana da dimenticare per l’Atac e per i migliaia di utenti che in quei giorni viaggiavano con la metro. Si comincia mercoledì, quando un calo di tensione all’altezza della stazione Termini – durato circa 3 minuti – ha messo in ginocchio la metro A nell’ora di punta, e ha causato rallentamenti alla metro B, con la circolazione tornata alla normalità soltanto qualche ora dopo. Sempre mercoledì si sono registrati pesanti ritardi anche sulla Roma-Lido e la Roma-Viterbo.
Giovedì mattina si sono registrati forti ritardi sulla metro B a causa di un guasto tecnico a Laurentina e rallentamenti sulla metro A per un guasto a Re di Roma.
Venerdì mattina la rottura di una tubatura all’altezza di piazzale Flaminio ha semi-allagato la stazione della linea A e ha provocato un ingorgo sul Muro Torto: per motivi di sicurezza sono stati chiusi tre accessi alla metro, anche se i convogli hanno continuato a viaggiare.
Un nuovo guasto si è poi verificato sabato mattina, con conseguente chiusura della tratta Bologna-Ionio della linea B1. La causa sarebbe un allagamento nella stazione Ionio provocato da un guasto tecnico nella stazione Libia che ha fermato la viabilità dei treni per almeno tre ore. Dopo la sospensione della circolazione gli spostamenti dei pendolari sono stati agevolati da autobus sostitutivi predisposti a coprire la tratta in superfice.
La settimana si è poi conclusa con un incidente alla stazione Cipro della metro A: un uomo, intento a consultare il suo tablet, non si è accorto che aveva sorpassato la linea gialla che segna la distanza dai vagoni della metro ed è caduto sui binari, rischiando di farsi travolgere dal convoglio in arrivo. Grazie al rapido intervento dei vigili del fuoco che hanno fatto scattare l’allarme, l’uomo è stato tratto in salvo e trasportato al Policlinico Gemelli.
Sarà finita qui? A quanto pare no, visto che è stato annunciato per oggi uno sciopero di quattro ore indetto dai sindacati faisa Confail, Orsa Tpl, Sul Ct, Usb Lavoro privato e Utl, che riguarderà la rete Atac di autobus, filobus, tram, metropolitane e le ferrovie Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma-Civitacastellana-Viterbo.

Di Benedetta Carulli