Dal 30 maggio è entrato nel vivo l’ultima fase di realizzazione del restauro della Scalinata di Trinità dei Monti che consentirà alla fine di restituire ai romani una delle bellezze artistiche della Città Eterna. I lavori iniziati nello scorso ottobre e finanziati dalla Maison Bulgari, prevedevano delle operazioni di restauro finalizzate alla pulitura, al consolidamento e alla protezione di tutte quelle superfici lapidee oltre al fatto di mettere in sicurezza le gradinate. Queste ultime, infatti rappresentavano un pericolo per chi le percorreva, poiché molto deteriorate sia per il transito dei visitatori che per le stesse intemperie.
Entra nel vivo, dunque, l’ultima fase dei lavori di restauro della Scalinata di Trinità dei Monti che prevede la chiusura al pubblico dal 30 maggio della rampa laterale sinistra. Il collegamento tra la piazza della Trinità dei Monti e Piazza di Spagna viene garantito dalle due rampe attigue di S. Sebastianello e Mignanelli.
Come si ricorderà, il passaggio sul lato sinistro della scalinata era stato aperto dalla Sovrintendenza Capitolina per consentire ai turisti di poter transitare nell’area per poter curiosare sullo svolgimento dei lavori grazie a una recinzione con pannelli trasparenti, che nell’aprile scorso si sono trasformati in una installazione artistica ideata per Bulgari da Fabien Iliou, con immagini storiche a grandezza reale di dive della Dolce Vita.
Il termine dei lavori è previsto per la fine dell’estate.
Dunque, con una donazione di 1,5 milioni di euro da parte di un privato e appena dieci mesi (fino al termine previsto) Roma potrà riappropriarsi della maestosa Scalinata di Trinità dei Monti. E allora ci si chiede: quanto tempo e quanto denaro pubblico ci sarebbero voluti se al restauro ci avesse pensato la pubblica amministrazione?

Di Donatella Carriera

Tariffe alle stelle e indice di soddisfazione ai minimi. Sembra un controsenso, invece è quanto emerge dall’ultimo rapporto di Confartigianato sullo smaltimento dei rifiuti in Italia. “Negli ultimi cinque anni i rifiuti sono diminuiti del 10,1%, ma per la loro raccolta gli italiani hanno pagato il 22,7% in più. C’è qualcosa che non va. Le tariffe dei servizi erogati da soggetti pubblici devono rispettare il mercato e non possono essere una variabile indipendente, troppo spesso utilizzata per fare cassa e mettere a posto i guasti di una cattiva gestione”, ha dichiarato il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti. Una presa di posizione che arriva proprio alla vigilia dello sciopero nazionale di lunedì 30 maggio a sostegno del rinnovo del contratto – scaduto da due anni e mezzo – dei lavoratori dell’igiene ambientale. Proprio in virtù di questo sciopero, il presidente dell’Ama Daniele Fortini avverte: “Ai romani chiediamo un sacrificio: lunedì non portate nei contenitori stradali la spazzatura, perché la raccolta sarà ferma, a causa dello sciopero”. Ovviamente lunedì sarà sospeso anche il porta a porta e si bloccherà lo spazzamento delle strade e lo svuotamento dei cestini.
Tutto questo di certo non aiuta la già precaria situazione in cui versa Roma, la quale, neanche a dirlo, detiene – secondo il rapporto di Confartigianato – il primato negativo dei costi più alti per l’igiene urbana insieme a quello per la maggiore insoddisfazione dei cittadini. La raccolta di immondizia costa ai romani 249,9 euro pro capite, il 50,9% in più rispetto alla media nazionale e il 9,5% in più rispetto ai 228,15 euro del 2010. Roma assorbe il 7,8% dei costi nazionali per il servizio di igiene urbana, eppure la capitale è percepita sempre più sporca dai suoi abitanti visto che, tra il 2011 e il 2015 la soddisfazione è crollata del 17,7%. Soltanto un quinto degli abitanti apprezza l’igiene e il decoro dei cassonetti (22,6%), la pulizia delle aree intorno ai cassonetti (21,7%) e la pulizia nella propria zona (21,3%).

 

Fonte: www.confartigianato.it/2016/05/p43756/

Di Benedetta Carulli

Nonostante il commissariamento, nonostante la necessità di inseguire il pareggio di bilancio, nonostante la crisi economica, la Regione Lazio si sta impegnando per tornare a dare un senso di umanità alla sanità regionale. Ma andiamo con ordine: l’agenzia Fitch ha confermato il rating di lungo termine della Regione Lazio a ‘BBB’. Secondo il giudizio di Fitch, la Regione è stata all’avanguardia fra le regioni italiane che hanno migliorato il proprio sistema contabile. Le fatture sono ora pagate entro circa 60 giorni, rispetto ai 250 che hanno contraddistinto gli ultimi decenni.
Con l’economia regionale che continuerà a crescere dell’1% per quest’anno, con l’occupazione che ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 10 anni (circa 2,35 milioni di occupati), un aumento degli introiti di 1,5 miliardi rispetto all’esercizio precedente, la Regione si avvia al pareggio di bilancio.
Ma non solo, l’Agenzia Fitch vede anche di buon occhio la rivalutazione del patrimonio immobiliare che, insieme ai fondi europei, prevede circa 750milioni di investimenti l’anno per i trasporti, gli ospedali e per lo sviluppo economico.
Gli ospedali quindi sono al centro del progetto della Regione che, dopo la ristrutturazione di diversi pronto soccorso, di nuove piazzole per l’elisoccorso, della stabilizzazione di una parte dei precari sanitari, ha inaugurate recentemente il nuovo reparto di dialisi all’Ospedale Pertini: la struttura della Asl Roma 2, già operativa, è collocata al secondo piano dell'ospedale (8 posti letto attivi da circa 15 anni), e dispone di 12 postazioni controllate a vista da una console infermieristica centralizzata. Gli interventi di ristrutturazione hanno interessato 350 metri quadrati e sono costati circa 300 mila euro più iva, dei quali 250 mila per i lavori e 50 mila per gli arredi e le attrezzature.
Il reparto, ampio e luminoso, è stato strutturato con una sala di attesa, spogliatoi, un'area per l'attesa dei pazienti infettivi, una sala di emergenza, una grande area dialisi che offre tv con cuffie Bluetooth e connessione Wi-Fi per ciascun posto letto. Una ristrutturazione non solo di sostanza ma anche di qualità, che permette al paziente di vivere più positivamente il tempo passato nelle stanze della cura sempre meno simili a quelle di un ospedale.

 

Fonte: comunicati stampa Regione Lazio

Di Andrea Poliseno

Dovrebbe esistere una libertà di scelta in un libero mercato che ci permetta di decidere se acquistare o no un dato prodotto. Del resto, che senso avrebbe se un’azienda con un fatturato da decine di miliardi di dollari all’anno imponesse ai suoi clienti di acquistare un prodotto contro la propria volontà? Questa domanda se la dovrebbe porre la Microsoft, che ha teso uno “scherzetto” ai possessori di Windows 7 e 8.1: da diversi mesi è possibile infatti installare gratuitamente Windows 10, fino a questo 29 luglio. Oltre quella data, l’aggiornamento non sarà più gratuito, e dovrebbe essere evitabile dall’utente, se non volesse farlo. Ma solo in teoria. Infatti, negli ultimi giorni si sono registrati casi di consumatori che cliccando sull’icona X in alto a destra della finestra “Ottieni Windows 10” hanno fatto partire involontariamente l’aggiornamento. E non solo: dalla schermata è stata tolta l’opzione di poter rifiutare l’upgrade, obbligando il povero malcapitato a cambiare sistema operativo, anche se lui non lo volesse, e con la sola possibilità d’impostare data e ora dell’aggiornamento. Un programma che si comporta, quindi, allo stesso modo di un malware, un virus informatico, ma che è possibile fronteggiare scaricando software di terze parti, come GWX Control Panel.
Una violazione, insomma, del contratto tacito tra un cliente e l’azienda da cui acquista un prodotto. Infatti, secondo le leggi del mercato libero quest’ultima non può imporre al consumatore un articolo contro la sua volontà, peraltro con un escamotage così subdolo, neanche se fosse gratuito.
Molta gente si è infatti lamentata di questa “sorpresa” che si è trovata di fronte da un momento all’altro, e che ha dato molti problemi ad aziende che utilizzano software non compatibili con Windows 10, come ci ha detto un medico di base: “Mi sono trovata da un giorno all’altro con un altro sistema operativo, costringendomi a dover cercare i file tra le cartelle del pc e perdendo mezza giornata di lavoro.”
La domanda è: che bisogno avrebbe Microsoft di fare una cosa del genere? Questo purtroppo non lo sappiamo ancora, ma la faccenda getta ulteriore ombra sull’azienda americana, già accusata negli ultimi tempi di violazione della privacy degli utenti proprio attraverso il suo ultimo sistema operativo.
Un upgrade forzato che, per mettere ulteriore sale sulla ferita, ha provocato perdite di dati o addirittura gravi malfunzionamenti in diversi computer.
Dunque che fare? Se lo si volesse, sarebbe comunque possibile tornare alla precedente versione di Windows semplicemente facendo un click su un’apposita funzione, ma si sono registrati casi in cui esso non è stato possibile, costringendo così gli utenti, a meno di attuare procedimenti che richiedono una certa dimestichezza con i sistemi informatici, a tenersi Windows 10.
In così tanta incertezza, su una cosa possiamo stare sicuri: la Microsoft ha fatto uno scivolone incredibile con questa mossa, minando la fiducia dei consumatori, tra i quali molti di noi, nei suoi confronti.

Di Simone Pacifici

Se state leggendo, siete interessati al bando della Regione Lazio di cui abbiamo parlato già qui http://bit.ly/25itfCe. Questo articolo vuole essere un approfondimento su alcuni punti che è bene chiarire e potrebbe dare luogo a domande che dovreste rivolgere a Laziodisu alle presentazioni ufficiali del bando. Cominciamo con qualche numero:
921 sono i vincitori della borsa 2015 sulle 3 linee progettuali (Torno Subito Italia – Torno Subito Estero – Torno Subito Formazione Lunga) escludendo la linea professioni cinematografiche.
216 le domande non ammesse per mancato raggiungimento del punteggio minimo (escluse le altre cause). Dunque il tasso di successo è stato dell’80% circa. Non male per una borsa di studio che può arrivare a oltre 20.000 euro.
Tralasciando le esperienze lavorative in Italia e all’estero, concentriamoci sul finanziamento di corsi di formazione. O meglio parliamo brevemente di Master, perché potreste scoprire una cosa interessante.
Le spese ammissibili coprono corsi da 3 a 12 mesi. Ma se state pensando di studiare all’estero potreste scegliere un Master’s degree. Tradotto, una laurea specialistica, che fuori dall’Italia può durare 12 mesi. Diverso dal master che conosciamo in Italia e che non è riconosciuto nel mondo (stessa cosa per l’alta formazione).
Se invece siete già all’estero impegnati in un corso che dura complessivamente più di 12 mesi ma siete all’ultimo anno, magari in una scuola costosa, potete farvi finanziare quest’ultimo anno rimanente.
Questo che vi dico è frutto di informazioni prese da chi è già partito e dagli stessi responsabili del bando.
E se dopo il corso non volete rientrare?
Potete farlo, purché troviate un’occupazione stabile ovunque nel mondo, non per forza nel Lazio. Chiaramente dandone comunicazione e presentando una prova documentale (contratto o lettera di assunzione).
Non siete stati accettati nella scuola che avete inserito nella domanda di finanziamento? Potete cambiare destinazione, purché in linea con il progetto che avete presentato. Se avete scelto un master in marketing, potete proporre lo stesso presso un altro istituto.
In fine, la coerenza col profilo del proponente. Se avete studiato scienze politiche o filosofia e volete studiare management, perché è una vostra passione smodata, fatelo. Ma dimostrate di crederci veramente con un progetto che sia consistente (non scrivete che siccome con filosofia non si guadagna abbastanza preferite buttarvi sul business).
In fine, se avete scelto un master che supera i 12.000 euro messi a disposizione dalla Regione, non preoccupatevi. Il resto potete mettercelo voi.
Questo è quanto ho ritenuto che doveste conoscere per interessarvi maggiormente a questa eccezionale opportunità che la Regione Lazio mette a disposizione.
Qui il bando: http://www.tornosubito.laziodisu.it/bando-2016/
Se vi sono nati dubbi o curiosità bene, questi gli eventi ufficiali Torno Subito: http://bit.ly/1OII8kd

Di Valerio Lofoco

Ieri, 23 maggio, si è tenuto a Roma, difronte alla Chiesa di San Marcello, il tradizionale e annuale evento di commemorazione dell’Anniversario del Miracolo del SS. Crocifisso avvenuto durante la notte tra il 22 e il 23 maggio del 1519.

 

“Il 23 maggio del 1519, un violento incendio distrusse la chiesa di San Marcello, riducendo quell'antico e prezioso tempio in un cumulo di cenere e di rovine” racconta il giovanissimo Francesco Maiolo, dell’Arciconfraternita SS. Crocifisso in Urbe.
Ma dalla distruzione e desolazione l’unica cosa incolume rimasta fu l'antica immagine del SS. Crocifisso, una scultura lignea del 1300.
“La commozione fu talmente grande” continua Francesco Maiolo “che da allora un gruppo di volenterosi si recava a pregare ogni venerdì, fino a quando per dare una forma più stabile all’associazionismo, fondarono la Compagnia del SS. Crocifisso”. Il Crocifisso, quindi, rimasto incolume all’incendio, aveva il potere di guarire gli infermi e dunque, da allora, si iniziò a portarlo in giro per le strade di Roma.
Ancora oggi, l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso in Urbe, continua la devozione al Crocifisso, portandolo in giro per le vie del centro di Roma, con itinerari che negli anni passati prevedevano una partenza dalla Chiesa di San Carlo Borromeo attraversando tutta via del Corso, fino ad arrivare alla Chiesa dei SS. Apostoli. Da qualche anno, invece, la processione si svolge nella Piazza di San Marcello, difronte alla Chiesa, in ricordo di quel miracolo.
Insomma, è bello sapere che, anche in una Metropoli come Roma dove l’indifferenza per il prossimo regna sovrana, esistano ancora valori di una volta, racchiusi in un gruppo di Confratelli, che attraverso l’Arciconfraternita del SS Crocifisso in Urbe, divulgano il messaggio di una forte spiritualità volta all’affermazione del sacrificio, mediante la Croce, per redimere gli uomini e arrivare alla salvezza eterna.

Di Donatella Carriera

Si è tenuta sabato 21 maggio 2016 l’iniziativa europea annuale Notte dei Musei, che ha aperto le porte di più di 3000 musei in tutta Europa dalle ore 20 alle 2 del mattino per la cifra simbolica di 1 euro a persona. Un’iniziativa che si è tradotta in un successo strepitoso, portando in una sola notte a Roma ben 58mila visitatori a usufruire di questa opportunità. Un monito dunque verso le autorità di competenza? Forse la strada che potrebbe portare di nuovo i musei a essere pieni sarebbe proprio quella di renderli usufruibili a prezzo ridotto la sera dei giorni festivi.
Nello specifico, è stata presa in esame la sezione a Palazzo Massimo del Museo Nazionale Romano. Un complesso splendido, che si articola su ben quattro piani: il piano interrato, nel quale sono conservate testimonianze della storia economica del nostro Paese, che trova il proprio apice nella grande collezione di monete che va dall’epoca romana arcaica fino ai nostri giorni, senza trascurare un singolo momento della nostra storia. Altro grande reperto di questo piano è la mummia della bambina di Grottarossa, risalente alla metà del II secolo d.C., di una famiglia benestante devota al culto di Iside, a giudicare dalle bende di lino pregiate in cui è stata avvolta, assieme al suo grande corredo funebre.
Nel piano terra si possono osservare ritratti scultorei di età repubblicana e giulio-claudia, tra le quali spiccano le immagini di Augusto in veste di Pontefice Massimo e della sua famiglia, oltre che a vari originali greci di bronzo, come la statua del Pugile.
Al primo piano si arriva fino ai ritratti d’età severiana. Si segnalano statue provenienti da case patrizie romane, come la Fanciulla di Anzio, affiancate a copie di originali greci, tra cui l’Ermafrodito dormiente, e ad altre di bronzo delle Navi di Nerni e del sarcofago di Portonaccio.
Si conclude così il tour con il secondo piano, dove possiamo ammirare affreschi, stucchi e mosaici di decorazione delle ville romane, oltre che a ricomposizioni a grandezza originale della villa di Livia a Prima Porta e di quella della Farnesina.
Un’occasione, quella della Notte dei Musei, che mi ha permesso di vedere questa bellissima mostra, e che ci fa rivalutare il nostro patrimonio artistico e culturale.

Di Simone Pacifici

Come ogni anno, anche quest’anno si terrà l’interessante evento Forum PA. Il 24, 25 e 26 Maggio, al Palazzo dei Congressi di Roma si parlerà del ruolo della pubblica amministrazione all’interno di una società caratterizzata dalla condivisione, dall’utilizzo delle rete e della collaborazione e della trasparenza. Un evento dedicato in primis alla Pubblica Amministrazione Centrale ma anche a quella locale che si appresta sempre più a cambiamenti tecnologici e strategici dal punto di vista della comunicazione e delle tecnologie.
Ma, se da una parte può apparire come un evento per gli “addetti ai lavori”, dall’altra è sicuramente rivolto anche ai semplici cittadini che vogliono informarsi dei cambiamenti, ovvero delle opportunità che la Pubblica Amministrazione sta mettendo in campo.
Tantissimi gli eventi messi a calendario tra cui si segnala nella giornata di apertura, il 24 Maggio, l’evento “La politica di coesione costruisce il futuro” in cui si approfondirà la questione della Programmazione Europea 2014-2020 che chiaramente gioca un ruolo fondamentale nella crescita del nostro Paese sia in ambito delle tecnologie che dell’innovazione. Un modo per crescere, quindi, come Nazione e far si che avvenga una giusta redistribuzione.
Ma le tre giornate, affronteranno anche tantissimi altri temi, come ad esempio, le attuali politiche del lavoro in virtù delle recenti modifiche, al fine di comprendere meglio quali politiche attive del lavoro ci attendono.
In tutto questo, la scuola e le competenze digitali non potevano mancare, con workshop mirati da parte del MIUR.
Insomma, un evento importante e da non perdere per importanza dei temi e dei contenuti stessi.

Di Donatella Carriera

La scorsa settimana si è tenuto a Roma un convegno organizzato da Legambiente nel corso del quale è stato presentato il dossier “Ecosistema Rischio 2016”, un’indagine sulle attività nelle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico. Per condurre la ricerca Legambiente ha inviato un questionario a 6.174 amministrazioni comunali italiane con aree a rischio idrogeologico, ma solo il 23% dei comuni ha risposto, per un totale di 1.444. Secondo i dati pubblicati dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica solo nel 2015 frane e alluvioni hanno causato 18 vittime, 1 disperso, 25 feriti e 3.694 persone evacuate o senzatetto in 19 regioni, 56 province, 115 comuni e 133 località. Una vera emergenza che per essere arginata necessita di una “politica di mitigazione del rischio che sappia tutelare il suolo e i corsi d’acqua e ridurre i pericoli a cui sono quotidianamente esposti i cittadini”.
Nel Lazio il 33% dei comuni ha interi quartieri costruiti in aree a rischio e il 15% ha continuato a costruire in queste aree anche negli ultimi 10 anni. Complessivamente l’84,9% dei comuni laziali ha aree esposte a rischio e dei 17.232 kmq complessivi di superficie, il 7,7% è a rischio idrogeologico.
Anche a Roma la situazione è piuttosto complessa, a fronte di una prevenzione quasi inesistente e qualche sporadica opera di mitigazione del rischio. In aree a rischio idrogeologico ci sono industrie, case, quartieri, strutture sensibili, nuove edificazioni.
“È assurdo che nella nostra regione si continui a costruire in aree a rischio idrogeologico, nonostante sia ormai nota l’estensione di tali aree e nonostante i mutamenti climatici ci ricordino di continuo quanto pericolo possono scatenare”, ha dichiarato il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, alla presentazione della ricerca. Gli fa eco Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente: “Il tema della fragilità del territorio della nostra Penisola deve diventare centrale nella riflessione comune a tutti i livelli di governo del territorio […] Innanzitutto occorre fermare il consumo di suolo, programmare azioni che favoriscano l’adattamento ai mutamenti climatici e operare per la diffusione di una cultura che punti alla crescita della consapevolezza presso i cittadini dei fenomeni e delle loro conseguenze”.

Fonte: www.legambiente.it

Di Benedetta Carulli

La gestione degli autovelox nel nostro municipio è oggetto di costante discussione fra i cittadini, in particolar modo per l’uso poco equo che se ne fa nella zona della Pineta Sacchetti e della Galleria Giovanni XXIII. È interessante sapere che un giudice di Berlino ha fatto venire a galla una scomoda verità su questi controllori di velocità: la Seconda Sezione Civile ha chiarito che “Autovelox e apparecchi similari devono essere sottoposti a verifica periodica della taratura e che in assenza di tali controlli le sanzioni elevate non sono valide. Le tarature devono essere documentabili dalle amministrazioni che hanno in gestione gli apparecchi”.
Questi controlli vengono effettivamente effettuati dalle autorità competenti anche sugli autovelox della capitale che tanto caro costano a molti cittadini?
Esiste già un precedente a Roma, più nel dettaglio a Piazza Cavour dove un automobilista ha visto accolto l’11 maggio di questo anno il suo ricorso che ha cancellato una multa per eccesso di velocità rilevata con l’autovelox.
Nella sentenza in oggetto si sottolinea che “deve ritenersi affermato il principio che tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, che non può essere dimostrato o attestato con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità”.
Una sentenza che può essere storica nel suo contesto e che può aprire una falla di enormi dimensioni nella gestione di questi strumenti e sulla loro effettiva veridicità.

Di Valerio Bocci

Il 19 maggio scorso ci ha lasciati Marco Pannella, all’anagrafe Giacinto Pannella. Tutto il mondo politico si è mosso per commemorarlo addirittura anche chi per anni è stato, almeno politicamente parlando, un suo nemico. Certamente molti degli 86 anni, Marco Pannella li ha impiegati in forti battaglie per i diritti civili considerandosi lui stesso un outsider della politica italiana riconoscendo così a se stesso e agli altri la massima libertà.

Tra le mille battaglie portate avanti dagli anni ’70 ad oggi, che hanno visto molti successi ma anche tanti insuccessi, vi è quella che lo ha coinvolto nel 1992 come Presidente del Parlamentino dell’allora XXIII Municipio.
Faceva molto caldo. Era il mese di agosto del 1992 quando Marco Pannella si insediò per risollevare il Municipio che affaccia sul mare, anche allora commissariato.
Tra le sue attività maggiormente “rumorose” vi fu quella di emanare dei provvedimenti efficaci per uno dei maggiori problemi del Municipio: l’abusivismo edilizio nella zona dell’Infernetto. Chiaramente, come ricorda anche Roma Today, ci furono delle fortissime reazioni da parte di coloro che furono interessati dai vari provvedimenti amministrativi tanto che in campo scesero la magistratura e le forze dell’ordine per ripristinare l’ordine pubblico.
I suoi provvedimenti contro l’abusivismo, dunque, denunciavano già da allora, la presenza di attività criminose da parte di organizzazioni mafiose, cosa che in effetti in tutti questi anni non sembra essere migliorata nell’attuale municipio X.
Durante il suo breve incarico durato solo 100 giorni, vi fu anche la battaglia condotta per far riconoscere una semi autonomia ad Ostia, che però non ebbe successo con il referendum di qualche anno dopo.
Insomma, un uomo dalle mille risorse che ha vissuto da protagonista la sua vita personale e politica, molte volte scomodo nella proposizione delle idee, ma quanto meno libero di non essere condizionato o condizionabile da alcuno, risoluto e battagliero.

Di Donatella Carriera