Rispetto al mese precedente siamo più ricchi, anche se solo di poco; e rispetto al febbraio dello scorso anno siamo addirittura più ricchi del 3,5%. Finalmente una buona notizia! A regalarci un sospiro di sollievo è il rapporto che l’Istat (Istituto nazionale di Statistica) ha divulgato nei giorni precedenti. L’aver raggiunto, in media nazionale, una maggiore capacità retributiva è dipeso, secondo l’Istituto, da “numerose applicazioni contrattuali”.

I valori numerici che il rapporto ci offre vengono calcolati come variazioni congiunturali: si tratta cioè di variazioni dell'offerta di lavoro, rispetto alla rilevazione precedente, che in questo caso risale al mese di febbraio del 2008.

Inoltre, lo si apprende sempre leggendo i risultati della ricerca, la variazione tendenziale arriva a far registrare un incremento medio annuo di 4,3 punti percentuali: per variazione tendenziale si intende la variazione dell'offerta di lavoro rispetto ai dati raccolti nello stesso periodo dell'anno precedente. 

La differenza tra la variazione congiunturale e quella tendenziale è determinata dal fatto che l'indagine campionaria che l’Istat conduce sulle forze di lavoro, fin dal 1959, con una periodicità trimestrale nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre, viene poi confrontata appunto sia col risultato generale dell’anno precedente, sia con il trimestre relativo dell’anno precedente. Quindi la prima stima di variazione si riferisce ad una media rispetto a tutto l’anno precedente, la seconda ad una media dello specifico trimestre in questione dell’anno precedente.

L’indagine, ed i suoi risultati, acquistano ancor più intelligibilità da quando ha assunto carattere continuativo: dal 2004 infatti ha recepito le direttive dell’Unione Europea circa la continuità come caratteristica portante e ha preso il nome di Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro, mentre prima si chiamava “Indagine sulle forze di Lavoro”. Nel caso italiano dell’Istat, l’indagine rende operativa la sua missione di continuità intervistando il campione di famiglie, suddiviso in sottogruppi, durante tutto il periodo del trimestre in questione.

Il dato che maggiormente risulta importante però non viene dalle variazioni congiunturali e tendenziali, bensì dalla porzione di persone in attesa di rinnovo contrattuale: a gennaio di questo anno era pari circa al 29% mentre il mese successivo, febbraio, è scesa al 18,7%. Questo significa che in un solo mese il 10% in più dei lavoratori si è visto rinnovare il contratto. Non solo: rispetto all’anno precedente questa conquista riguarda circa il 37% dei lavoratori in più. 

Nello specifico, dalle tabelle dell’indagine si apprende che i settori lavorativi dove maggiormente è cresciuta la busta paga sono: l’edilizia (6,8%), le regioni ed autonomie locali (5,5%) e la Sanità pubblica (5,4%). I settori che invece hanno fatto registrare le minori variazioni tendenziali sono: i servizi di informazione e comunicazione (0,9%), la difesa e le forze dell'ordine (rispettivamente 0,7% e 0,6%). Invece il settore dell’energia non ha fatto registrare nessuna variazione.

La moneta unica dell’Unione Europea è entrata in vigore da diversi anni, e da diversi anni si ha la sensazione che la capacità di acquisto sia fortemente diminuita. Sicuramente il dato della disoccupazione è allarmante in tutto il continente, ma almeno a fronte di questo la capacità d’acquisto delle buste paghe comincia a dare buoni segnali, soprattutto visto che l’inflazione è ai minimi storici degli ultimi vent’anni.

«I ricercatori sono persone normali che fanno cose eccezionali». Questo il motto che ha aperto i lavori della terza notte europea dei ricercatori, un evento che si è svolto contemporaneamente in quaranta siti europei, con lo scopo di far conoscere ai profani il mondo della ricerca.

 La Reserarchers' Night è stata in realtà la punta di diamante della "Settimana della Scienza", un fortunato progetto che ha visto come principali protagonisti i Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) i più antichi dei quattro laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), eccezionalmente aperti al pubblico che ha potuto assistere a conferenze introduttive al mondo dei quark, scoprire il funzionamento dei fotoni, ma soprattutto visitare Daphne, uno dei più potenti acceleratori, per addentrarsi nel mondo delle particelle sub-atomiche.

In una manifestazione che riunisce scienza e degustazione di prodotti tipici, dall’ infinitamente piccolo si passa alla scoperta del cosmo, con la visita dell’osservatorio Astronomico Fuligni di Monte Porzio Catone, fino ai resoconti dell’Ente Spaziale Europeo (ESA) sui nuovi mezzi di trasporto come il VEGA (Vettore Europeo di Generazione Avanzata), un lanciatore innovativo per le sue ridotte dimensioni, esempio di eccellenza italiana. Il progetto VEGA infatti è un progetto dell’Agenzia Spaziale Italiana concorrente all’americano “Vought” e proposto e approvato solo nel 2000 dall’ESA dopo circa 12 anni di ricerca nostrana: circa il 65% dello studio è italiano e il restante 35% da dividere tra Francia, Belgio, Spagna, Olanda, Svizzera e Svezia.

Ma è proprio grazie all’incontro di più menti che i visitatori potranno scoprire come le scienze matematiche e fisiche siano in stretto contatto con le arti, in un abbraccio che dà vita ad un percorso interdisciplinare; questo il caso dell’applicazione dei laser di ultima generazione allo studio e alla conservazione delle opere d’arte.

Ma quando si parla di ricerca è giusto ed inevitabile parlare di energia. La crisi di questo settore ha portato il nostro Paese ad essere quasi completamente dipendente dal petrolio, a rincorrere il nucleare, non parlare di eolico e solare ma soprattutto a spendere troppo per l’energia.

Proprio per discutere di problemi come questi si è svolto “Crema, laboratorio dell’energia”, ideato da Novaenergy, con l’appoggio dell’Università degli studi di Milano, dell’UNRIC (Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite), e dell’UNESCO, solo per citarne alcuni.

Parlare di energia significa però trovare soluzioni non solo convenienti economicamente, ma anche rispettose dell’ambiente per la tutela di un pianeta sempre più inquinato e a rischio.

Inutile dire che il prezzo del petrolio continua e continuerà a salire, ma bisognerebbe anche dire che il prezzo dell’uranio salirà alle stelle, e quel nucleare di terza generazione da attuare in Italia risulterebbe più che superato intorno al 2020, quando cioè dovrebbe partire il funzionamento della prima centrale nazionale. I costi, i tempi, la sicurezza, le scorie, la proliferazione ed eventuali disastrosi attacchi terroristici sono motivi più che concreti per chiedere cautela e riflettere su questa tecnologia.

Nel suo intervento Pasquale Pistorio, presidente onorario della ST Microeletronics, indicando l’uso (o abuso) da parte dell’uomo di combustibili fossili come il nemico numero uno, trova una soluzione tampone per far fronte ai costi: il risparmio, forse la tecnica più semplice ed antica. Riportando qualche dato, Pistorio ci dice che la ST ha risparmiato circa 1 miliardo di dollari negli ultimi dodici anni (circa 130 milioni di dollari annui), risparmiando al mondo inoltre una centrale da 250 megawatt.

Che sia questa la strada da intraprendere? La cosa certa è che sicuramente servono idee e investimenti concreti, perché il nostro Paese rischia di ritrovarsi da solo, impantanato tra crisi finanziarie ed energetiche, con la speranza che qualcuno ci venda l’ennesima soluzione per andare avanti.

 

Fonti:

 

www.pubblica.istruzione.it

www.novaglobal.it

www.nottedellaricerca.eu

www.infn.it