Fabri Fibra “fenomeno” oltre l’apparenza
Si è già parlato del rap come nuova forma di poesia, evidenziando i motivi e i principali esponenti di questo genere musicale che vuole comunicare qualcosa a chi lo ascolta. Tra i rapper italiani domina Fabri Fibra di Senigallia. Chi è esattamente? Perché non sempre sono corretti i pensieri e i giudizi degli “addetti ai lavori” su di lui? Fabri Fibra da sempre è stato criticato per i suoi testi troppo scurrili e perché parla delle donne in maniera talvolta sconveniente. È finito anche in tribunale per ciò che scriveva, come è successo per il brano “Cuore di latta” per cui è stato accusato di apologia di reato dal Tribunale dei Minori di Milano. Il testo parla di Erika ed Omar, i due giovani di Novi Ligure che uccisero la mamma ed il fratellino di lei.
Da sempre lo si addita per la sua mancanza di rispetto verso le donne e per questo motivo è stato escluso dal Concerto del Primo Maggio del 2013: la motivazione sono stati alcuni versi del 2006.
Fibra, però, ha scritto molti altri testi che pochi prendono in considerazione, perché pochi riconoscono l’intelligenza di quest’uomo che emerge, invece, nelle interviste da lui rilasciate anche se rare e non molto recenti (a “Il senso della vita”, programma che andava in onda su Canale 5, oppure a “Le invasioni barbariche” programma di LA7, o a “Che tempo che fa” su Rai 3).
Nel 2006, per esempio, ha scritto un testo in cui si parla anche dell’abuso sessuale subìto da una dodicenne; è del 2007 il racconto dell’omicidio del piccolo Tommaso Onofri. Anche nell’album “Controcultura” del 2010 ci sono testi con molti messaggi di denuncia sociale ma anche questi sono stati apprezzati solo dai cultori del genere, soprattutto giovani, non dai critici né dal grande pubblico.
Eppure, fuori dai confini nazionali, Fibra è considerato il miglior rapper in Italia dove ha dalla sua artisti del calibro di Neffa.
Spesso i giovani vengono a conoscenza dei più gravi fatti di cronaca nazionali solo ascoltando le sue parole che sono anche scurrili all’occorrenza. E l’Italia bigotta… cassa con superficialità ed etichetta sbrigativamente, come d’abitudine. Tutto ciò è un controsenso: in tanti criticano i dischi di Fibra, senza però sapere che nei suoi dischi c’è il racconto dell’Italia in tutti i suoi aspetti, quell’Italia di cui non si parla mai. Viene demonizzato per giudizi non sempre lusinghieri sulle donne, anche se in Italia l’immagine della donna è sfruttata in TV o nelle pubblicità, svalorizzandola (fatto da lui criticato in uno dei suoi brani). Il suo modo di parlare delle donne è il modo di parlare non esplicito di molti italiani ma lui lo fa pubblicamente e ironicamente.
Forse per questo è stato sempre criticato? Svela e denuncia i reali pensieri del maschio italiano?
I testi di Fibra vanno capiti in tutto e per tutto, perché dentro c’è tanto, forse troppo, per un Paese che si ferma alle apparenze. Come succedeva per i grandi poeti simbolisti od i poeti maledetti di fine Ottocento: le poesie come le canzoni hanno bisogno di una lettura attenta e profonda per essere capite e tale abitudine oggi, purtroppo, non c’è più.
Di certo non lo si può giustificare per tutte le sue scelte, talvolta estremiste e destabilizzanti, anche perché non si tratterebbe più di far conoscere un artista ma di un panegirico. Di questo non ci sarebbe bisogno se tutti ascoltassero che cosa ha da dire.
Di Leonardo Velotta, studente dell’Istituto “Carlo Urbani” sede di Acilia
