Crisi delle istituzioni sempre più grave, il Papa: “Il lavoro dà dignità, toglierlo è peccato”
Sky è l’ultimo dei “colossi” ad aver al momento lasciato la città di Roma per Milano, giudicata più vicina agli standard economici e tecnologici europei. Voci corrono riguardo a Mediaset, che vorrebbe togliere dalla Capitale i suoi studi del Tg5 e “trasferirli” a nord, cosa che ha provocato venerdì 26 maggio uno sciopero da parte dei giornalisti e dei tecnici del Tg5. Ciò ha attirato l’attenzione di Papa Francesco, che durante l’Angelus del 28 maggio ha sostenuto i 150 lavoratori Mediaset in sciopero. Lo stesso Bergoglio aveva chiesto nel marzo scorso una “soluzione” per i lavoratori Sky romani che si troveranno tra poco disoccupati, e aveva rimarcato l’importanza dell’impiego salariato nella vita degli individui durante la sua visita recente a Genova, dov’è stato accolto a braccia aperte dai 3.500 operai dell’Ilva: “L’obiettivo non è un reddito per tutti, ma un lavoro per tutti. Toglierlo alla gente, o sfruttarla con un impiego indegno o malpagato, è anticostituzionale. E allora, se non fosse fondata sul lavoro, la Repubblica Italiana non sarebbe una democrazia”.
Papa Francesco, inoltre, si è reso protagonista varie volte di opere di beneficienza, tra le quali vi è stata in tempi recenti l’apertura di una lavanderia per i poveri nel Centro “Genti di Pace” di Roma, della comunità di Sant’Egidio, dove si possono trovare sei lavatrici e sei asciugatrici di ultima generazione, con relativi ferri da stiro, a disposizione gratuita, in modo tale da permettere ai bisognosi di avere abiti puliti. Tutto materiale donato dalla multinazionale Whirlpool, e solo il preludio di un grande progetto che prevede la costruzione di un vero e proprio “polo” assistenziale, nel quale sono inclusi docce, barberia, guardaroba, ambulatori medici e distribuzione di beni di prima necessità.
Si può elogiare o meno la linea “politica” di questo Papa, diritto sacrosanto, ma si deve anche riconoscere questo impegno che sta mettendo nel tentare di ridare dignità a quella parte della popolazione sempre più ignorata dalle istituzioni.
Ciò che vediamo potrà pure scaldarci il cuore, ma è anche vero che, in un’altra chiave di lettura, rappresenti un fatto di gravità estrema, soprattutto se gli enti pubblici preposti non sono in grado di garantire i servizi basilari alle fasce più deboli, che per ricevere aiuti devono quindi ricorrere ad organizzazioni esterne allo Stato.
Di Simone Pacifici
