La teologia della liberazione è centralità dei poveri: Andrea Riccardi incontra padre Gutierrez

La teologia della liberazione è centralità dei poveri: Andrea Riccardi incontra padre Gutierrez

Arriva aiutandosi con un bastone che, però, precisa, “non è dovuto all’età”. Con occhi vispi scruta la platea del Salone di Santa Maria in Trastevere venuta per ascoltarlo e, una volta seduto, conferma con un cenno della testa l’età rivelata da Andrea Riccardi. Il “giovane” – come lo chiama il fondatore della Comunità di Sant’Egidio che gli siede accanto – è nato nel 1928 ed ha quindi 91 anni, sebbene non li dimostri per niente.

Studente prima di medicina e poi di filosofia e teologia; così Gustavo Gutierrez descrive la prima parte della sua vita. Una vita che l’ha portato ad essere molto spesso attaccato per le sue convinzioni e per il pensiero che ha sviluppato nel corso degli anni: la Teologia della Liberazione. Una filosofia, questa, che pone i poveri al centro della propria riflessione e che si è sviluppata a partire da un anno importante anche per chi ospita: il 1968. In quell’anno spartiacque, mentre la Comunità di Sant’Egidio muoveva i primi passi, in Colombia si teneva un incontro di vescovi che sarebbe passato alla storia come la “Conferenza di Medellin”. L’impegno verso i poveri, auspicato da Papa Paolo VI come tema centrale per il Concilio Vaticano II ma non del tutto affrontato, trovò, invece, nel Sudamerica un terreno fecondo; il Perù di padre Gustavo e tutta l’America del Sud erano infatti, al tempo, luoghi poverissimi. Luoghi dove molti non avevano voce. È per loro che Gutierrez ha voluto lottare, incontrando spesso difficoltà per via di una teologia osteggiata da molti. È per loro che Gutierrez continua a lottare, con un piglio che fa venire dubbi sulla sua data di nascita. Combattivo, ricorda infatti le parole del Papa sull’economia moderna, “un’economia di morte”. Questa società toglie dignità ai poveri – afferma – dignità che deve essere loro restituita. Attualmente il povero è, infatti, “colui che non ha il diritto di avere diritti”; “non basta più l’elemosina” allora, occorrono invece interventi mirati, che agiscano sulle cause della povertà.

Interrogato sulla situazione attuale del Sudamerica, padre Gustavo si dice molto preoccupato per l’assenza di valori e di prospettive; tuttavia, la sua conclusione non è pessimistica. Pur essendo un periodo difficile, “si può lavorare perché le cose migliorino”.

“Ha dimostrato che dalla periferia può venire fuori un grande dono” – conclude infine Andrea Riccardi, salutando il suo ospite. Entrambi, in effetti, conoscono bene le periferie. Per riconoscere un uomo di pace ci vuole un altro uomo di pace, e i due uomini a colloquio, senza dubbio, lo sono entrambi. Per questo motivo la Comunità ha deciso di trubutare un dono a padre Gutierrez, come da tradizione per tutte le persone che si sono distinte nella promozione della pace. Ancora una volta Gustavo Gutierrez, sollevandolo, dimostra un piglio che non si riterrebbe proprio di un ultranovantenne. Il giusto riconoscimento a chi si é sempre occupato dei poveri. E forse, allora, non è solo il riflesso del metallo del dono, quello che luccica negli occhi vispi di padre Gustavo.

Gabriele Rizzi

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