Draghi a Dragona: la storia leggendaria di un quartiere, parte II

Gli Aborigeni, “(quelli che abitano) dall’inizio”. Così erano chiamati dai Romani i primi abitanti del Lazio, una popolazione di cui ci parla soprattutto la mitologia, preferendo gli studiosi il nome di “Latini”. In effetti, secondo l’Eneide, questo nome sarebbe stato assunto dagli abitanti del “Latium vetus” – il Lazio arcaico – solo in seguito all’unione con i troiani guidati da Enea. 

Comunque sia, i Latini/Aborigeni furono i fondatori di numerose città sparse nel territorio a sud di Roma; essi erano infatti stanziati tra le rive del “Numicus” – identificato oggi con il “Rio Torto”, nei pressi di Torvaianica – e quelle del Tevere. Proprio sulle sue sponde, gli antichi abitanti avrebbero dato vita ad un insediamento, “Ficana”, nota anche per essere citata tre le cinquantatré “città scomparse” di cui parla Plinio il Vecchio.

Ad oggi i resti della “città perduta” sono lambiti dai quartieri di Dragoncello e di Centro Giano, ma al tempo Ficana era posta in un luogo estremamente strategico; essa era infatti sorta su di un’altura – al tempo più scoscesa – a ridosso del Tevere, poco distante dai Fosso di Malafede e di Galeria che in passato la mettevano in comunicazione con la città di Veio e con l’altro insediamento preromano, Politorium (oggi identificato presso Castel di Decima). 

Come gli abitati di Politorium e Tellenae (individuata invece nell’importante abitato di Laurentino-Acqua Acetosa), Ficana si sviluppò a partire dal XII secolo a.C. circa, anche se si ritiene possibile una frequentazione precedente (nell’area di Tellenae l’uomo era già presente dal Neolitico). Del resto le similitudini con questi due insediamenti non si fermano qui: i loro fondatori edificarono le loro città sia in aree importanti strategicamente sia in corrispondenza di rocche tufacee; la stessa Ficana era posta su di un pianoro che necessitò di un aggere difensivo solamente nella sua parte occidentale, scoscesa com’era la rupe nelle restanti parti. Si venne a creare così un’acropoli, il centro pulsante di un insediamento che controllava sia la foce del Tevere che le saline prossime ad essa. 

Per questo motivo, se con l’espansione di Roma sotto il leggendario re Anco Marzio l’insediamento perse la sua indipendenza politica, scomparendo come città-stato, esso continuò ad esistere come insediamento agricolo. Andrebbe così interpretata quindi la sua presenza tra le “città scomparse” di Plinio. Anzi, vi sono alcuni che ritengono Ficana il primo vero nucleo di Ostia, fondata secondo la tradizione dallo stesso quarto sovrano; la mancanza di ritrovamenti attribuibili a quel periodo nell’area ostiense ne sarebbe la prova. 

Con l’arrivo di Roma quindi, il territorio di Dragona avrebbe visto nascere anche molti insediamenti agricoli. Insediamenti che, portati alla luce tra i campi e sulle rive del Tevere o ancora nascosti sottoterra, continuano e continueranno a raccontarci di più sulla storia di questa parte di Roma.

Di Gabriele Rizzi

Gabriele Rizzi

Classe 1996, maturità classica, Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, giornalista pubblicista. Mi interesso soprattutto di storia antica e recente, con particolare riferimento a quella del quadrante Sud di Roma, spesso ignorato ma ricco di tesori e di storie nascoste.

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