Una Pomezia di troppo: storia di una città e di un nome dall’origine ignota

Se si chiedesse a un romano dove si trova Pomezia, probabilmente egli risponderebbe, senza neanche pensarci troppo, “a sud di Roma” o, nel caso volesse essere più specifico, “nell’Agro Pontino”. Tuttavia, se si fosse posta la stessa domanda solamente un secolo fa al medesimo abitante di Roma, egli avrebbe guardato il proprio interlocutore con un fare molto interrogativo. Il motivo è presto detto: Pomezia come la conosciamo oggi non era stata ancora fondata. Essa sorse infatti durante la bonifica dell’Agro Pontino, in una data ben precisa, il 25 aprile del 1938, quando fu posta la prima pietra. Ma, volendo continuare nelle ipotesi, se si fosse chiesto a un antico romano dove si trovasse Pomezia, egli avrebbe avuto una risposta tutta sua. Perché di Pomezia, all’epoca ve ne era già una.
Suessa Pometia, questo il nome originario della città che oggi ne riprende il toponimo. In comune, però, le due città hanno solo questo. Perché probabilmente l’antica città non si trovava neanche nella zona con cui oggi è identificata dalla topografia. La sua precisa localizzazione non è mai stata, infatti, del tutto accertata. Su di essa sono divergenti le stesse fonti antiche: in effetti persino tre contemporanei come Tito Livio, Strabone e Virgilio, vissuti a cavallo della fine del I sec a. C. e dell’inizio del I sec. d. C., hanno idee diverse sulla sua origine. Per i primi due essa sarebbe stata, infatti, una città volsca (popolazione stanziatasi nella pianura pontina) mentre per il terzo sarebbe stata una colonia di Alba Longa (identificata sulle pendici del Monte Cavo).
Eppure, la città non doveva essere “di secondo ordine”, ma notevolmente prospera ed estesa. Dopo essersi scontrata con Roma, essa sarebbe stata un dominio dei Volsci, sotto i quali doveva essere talmente popolata da essere considerata da Dionigi di Alicarnasso come la loro capitale. Ulteriori scontri con Roma finirono però per farne perderne la memoria, tant’è che dal quinto secolo a.C. non venne più menzionata, finendo nell’oblio della storia e nella lista delle città scomparse del “Latium vetus”.
Ad oggi sono state proposte diverse identificazioni per l’antica città di Pomezia, anche se nessuna sembra prevalere sulle altre. Secondo alcuni, Suessa Pometia sarebbe fiorita dalle parti di Cisterna di Latina, abitata fin dai tempi dell’uomo preistorico e attestante un insediamento romano arcaico molto esteso. Altri, rifacendosi all’antico toponimo di Sessano presente nella zona, la localizzano dalle parti di Borgo Podgora. Per lo stesso motivo, anche l’antico insediamento di Satricum – lungo la Nettunense – è stato messo in relazione con l’antica città. A giudicare dai ritrovamenti archeologici esso doveva essere in effetti notevolmente esteso, essendosi sviluppato su di un pianoro di circa 40 ettari di superficie. Alcuni studiosi ritengono che la località avrebbe avuto in origine il toponimo di Suessa, il quale sarebbe poi stato cambiato in Satricum e per ultimo in Pometia. Chissà quindi che i pometini non debbano il nome della loro città ad un luogo che dista trenta chilometri dalla loro casa.

Gabriele Rizzi

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