Festival della Diplomazia 2019: democrazia e doveri del cittadino

Festival della Diplomazia 2019: democrazia e doveri del cittadino

Democrazia: una parola che, al giorno d’oggi, può significare tutto e niente. Fraintesa e interpretata in innumerevoli modi, di cui molto spesso non si riesce a cogliere il suo senso vero e proprio, confusa con il populismo più becero o, al contrario, con un elitismo che si prefigge di essere superiore a quello che viene ritenuto il popolo ignorante.

Il Festival della Diplomazia 2019 (iniziativa aperta fino al 25 ottobre) ci offre degli spunti interessanti al riguardo, in particolare nella presentazione, facente parte anche dell’iniziativa della “Scuola della Complessità”, avvenuta giovedì 17 ottobre allo Spazio Fare del Mercato Centrale di Via Giovanni Giolitti, dei due libri “La prima radice” di Simone Weil e “Obbedienza e resistenza” di Alessandro Passerin d’Entrèves, due dei più importanti filosofi del Novecento che hanno dato un grande contributo al pensiero politico del secolo scorso.

Alla presentazione erano presenti il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Gian Paolo Manzella, la prof.ssa Carmela Decaro, docente di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università Luiss Guido Carli, il dott. Michele Gerace, avvocato, presidente dell’Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l’Occupazione e ideatore di “Costituzionalmente: il coraggio di pensare con la propria testa“, e, nelle vesti di moderatore, il prof. Enzo Maria La Fevre Cervini, Consigliere d’Amministrazione della Fondazione Adriano Olivetti e Docente di Governance del Digitale presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Tuscia.

Il quadro che è venuto fuori dei due filosofi presi in esame è stato affascinante, soprattutto per quanto concerne la Weil: una donna anticonformista, in avanti coi tempi, che, come citato dal dott. Manzella, parlava soprattutto di doveri dei cittadini e dei politici da loro votati, per poter creare una società sana e forte, libera dalla violenza, che, come ricordato dal dott. Gerace, è solo un tratto di debolezza di una nazione. La prof.ssa Decaro ci ricorda poi il grande contributo della Weil nella storiografia, in particolare per aver ribadito un concetto fondamentale, ovvero che la storia la scrivono i vincitori, criticando soprattutto gli antichi romani, la cui importanza letteraria oscurerebbe altri popoli che avevano raggiunto forme più democratiche e avanzate di governo, come i Greci, e la Rivoluzione Francese, che avrebbe posto attenzione sui diritti piuttosto che sui doveri del popolo.

Parole dunque vecchie di quasi ottant’anni, ma ancora capaci di far riflettere, soprattutto in un’era d’incertezze come la nostra, dove bisogna trovare il più possibile qualcosa in cui credere, per non vivere un’esistenza vuota e insensata.

Di Simone Pacifici

Simone Pacifici

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