Spelacchio, l’abete rosso di Piazza Venezia, non arriverà a Natale

Ci risiamo.

Natale è ormai alle porte e le strade delle città hanno cominciato ad adornarsi di luci, addobbi luminosi, decorazioni che, dalle finestre delle case, accarezzano l’aria bianca e rigida dell’inverno.
Ma, come dicevo, ci risiamo, sembra di essere tornati esattamente all’anno scorso.
Se si sperava che la brutta figura dello scorso Natale non si sarebbe ripetuta, se si pensava che le critiche e l’ironia accusatrice fossero servite alla Capitale per non ripetere i suoi errori, ci sbagliavamo. Stiamo parlando dell’albero di Natale di piazza Venezia, di quello che dovrebbe essere la decorazione più rilevante della città, quella che dovrebbe risaltare di più, finendo tra le pagine dei giornali di tutto il mondo in qualche articolo o rubrica dedicati agli “alberi di natale delle città più importanti del mondo”. Quello che però è successo è che, anche quest’anno, altri paesi sono tornati a ridere di Roma, di quella che un tempo era la splendente Città Eterna.
L’anno scorso, per lo meno, le forti critiche all’albero che la giunta Raggi aveva deciso di affidare alle decorazioni, avevano reso possibile la sua sostituzione. Quest’anno, purtroppo, non è andato così e, quello che per molti si chiama “Spelacchio”, è rimasto lì, solo, abbandonato.
Solo, senza turisti con i loro selfie che, di nuovo, si sono trasformati in fotografie pronte per diventare motivo di scherno all’estero. Solo, senza gente attorno, senza decorazioni capaci di riempire gli spazi (i larghi spazi) che l’abete lascia tra i suoi rami. Solo senza foglie, con i rami a pezzi, in mezzo al vento ed alla città di Roma che, in festa, non si cura di lui.
L’albero, come gli esperti rivelano, non arriverà a Natale.
O meglio, nel momento in cui tutti staremo nelle nostre case, riuniti con la famiglia, assaporando panettoni di fronte al camino, l’abete, “Spelacchio” sarà ormai deteriorato del tutto.
L’albero, un abete rosso proveniente dal Trentino, ha cominciato il processo di decadenza del suo ciclo vitale prima del previsto, lasciando dedurre una sua morte nei prossimi giorni.
È il risultato di falle nel sistema, di un progetto che fa acqua da tutte le parti. È il risultato di una profonda superficialità che ha accompagnato il processo di decorazione della città.
L’albero, costato ben 48mila euro tra trasporto, posa, decorazione etc., secondo Ilario Cavnada, tecnico forestale trentino, “era in perfette condizioni, come tutti gli alberi di Natale che da anni forniamo a Roma”, come testimonia durante la sua intervista a RadioUno.
Naturalmente, seguendo il discorso dell’esperto, data l’importanza della città, è necessario che gli alberi a questa destinati, siano dei migliori e trattati perfettamente. Queste parole, insieme a quelle di Giuseppe Barbera, professore ordinario di Colture Arboree all’Università di Palermo, dimostrano come l’errore sia avvenuto nella seconda fase, quella del trapianto e della messa in posa. Un errore del quale, però, secondo entrambi gli esperti, un occhio specializzato non avrebbe avuto problemi per accorgersene.
Ormai, come ammettono, l’albero è irrecuperabile.
Se l’anno scorso la speranza dei cittadini di Roma era quella di poter vantare la bellezza di un albero al pari delle altre capitali mondiali, questa speranza è stata schiacciata, lasciando amarezza e sconforto negli occhi dei Romani.
Anche quest’anno, se vorremo vedere dei grandi alberi di natale nella capitale, dovremmo cercarli tra il Vaticano e le piazze del suo centro storico immortale.

Redazione

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