Non chiamatelo Gazometro

“Ci vediamo al Gazometro”, “Ho parcheggiato vicino al Gazometro”; quante volte noi romani abbiamo pronunciato queste frasi. Soprattutto ora che via Ostiense – grazie anche all’Università di Roma Tre – sta diventando un luogo di incontro, dove sempre più persone si ritrovano a camminare nei pressi di questo gigante d’acciaio. Occhio però a chiamarlo “il Gazometro”. Di gazometri (o, più correttamente, gasometri) ce ne sono infatti quattro. 
A metà strada tra il Colosseo e il “Colosseo quadrato”, il “Colosseo industriale” è solo il più conosciuto – e il più alto – dei suoi fratelli minori.

La loro storia inizia nel 1910, quando il sindaco Ernesto Nathan individua in questa porzione della riva sinistra del Tevere il luogo dove costruire la sede della società che avrebbe rifornito di gas la Capitale; del resto in quella stessa zona, già dalla costruzione del Ponte dell’Industria nel 1863, erano sorte la Centrale Montemartini, i Mercati Generali e il Consorzio Agrario. 

A questi si aggiunsero quindi i primi tre gasometri, divenuti indispensabili in una città come Roma sempre più dipendente dal questo combustibile. Una sempre maggiore richiesta fece infine optare per la costruzione di una quarta struttura: nacque così, nel 1935, l’iconico e imponente “Gazometro”, che con i suoi 89,10 metri continua a svettare alto sul “biondo Tevere”. 
Come però il gas aveva segnato la nascita del Colosseo d’acciaio, così – negli anni ’70 – il gas metano ne segnò la fine, insieme a quella dei suoi vicini più piccoli; ben presto, infatti, divenne il gas naturale il combustibile maggiormente adoperato e di quell’area così industriale in breve tempo non ne rimasero che poche tracce. 

Attualmente l’area è in disuso ma con la progressiva riqualificazione della zona e l’ampliamento della Terza Università, nuovi progetti sono stati proposti per rendere nuovamente accessibile il gigante del gas: una Città della Scienza, una Casa dello Studente e la Biblioteca Centrale di Roma tre. Realizzazioni, queste, che dovrebbero insistere nell’area dedicata una volta al gas. Sempre però che nessuno si scordi degli altri tre “gazometri”; all’ombra del loro fratello maggiore, anche i tre piccoli giganti d’acciaio continuano ad attendere una nuova vita.

Di Gabriele Rizzi

Gabriele Rizzi

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