Il passato, presente e futuro che accomuna Soros, Kurz e Orban

Personaggi dal pensiero politico apparentemente contrastante sembrerebbero invece essere coesi tra loro.

Il magnate George Soros, fondatore della Open Society Foundations, organizzazione filantropica seconda solo alla Bill & Melinda Gates Foundation, Viktor Mihály Orbán, primo ministro ungherese e Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, sembrerebbero avere dei fini comuni.

Partiamo da Viktor Mihály Orbán, all’infuori dal condividere le origini ungheresi con George Soros, i due spartiscono una formazione liberale-progressista, il primo, inoltre, si è giovato di una borsa di studio per Oxford finanziata proprio dalla Open Society Foundations. Oggi, al contrario, si scontrano politicamente e moralmente sulla questione migranti, portando sia il premier ungherese a varare la cosiddetta legge “Stop Soros” che il famoso magnate ad attaccare Orbán pubblicamente sui media.

Sebastian Kurz, risulta il più coerente dal punto di vista politico, tranne per la sua curiosa partecipazione ed iscrizione, come leader della destra conservatrice austriaca, ad un think tank pan-europeo privato, l’European Council on Foreign Relations, fondato anch’esso con il supporto della Open Society Foundations, il quale incoraggia l’idea di un ordine internazionale totalmente liberale. Nella lista ufficiale risultano attivi, Sebastian Kurz, Anita Orbán, Alexander Soros, George Soros.

Non dimentichiamoci che l’agenda europea del prossimo semestre sarà in mano a Sebastian Kurz, molto probabilmente la linea dura sull’immigrazione sarà ufficialmente riconosciuta e con ulteriori investimenti sul Frontex, il problema del fenomeno migratorio, in parte alimentato dalle organizzazioni non governative (ONG) e da George Soros, sarà paradossalmente risolto da un membro di un consiglio privato fondato proprio dal magnate ungherese.

Per ultimo, ma non meno importante, possiamo notare che Viktor Mihály Orbán e Sebastian Kurz hanno forti legami con Benjamin Netanyahu, mentre George Soros, secondo i media, ha una discreta avversione per il primo ministro israeliano, ribadendo il tipo di comportamento utilizzato con il suo vecchio amico Orbán. Potremmo quindi pensare che queste apparenti rivalità siano mere mosse politiche e/o sociali usate per indirizzare l’Europa verso un’unione federale, dove lo stato di Israele entri a far parte di grandi organizzazioni come quella della NATO? Oppure la rivalsa delle destre populiste, a cui stiamo assistendo, scatenerà ulteriori divisioni all’interno dell’Unione, smembrando di fatto le politiche liberali sulle quali l’Europa sembrava fondarsi? Lascio ai lettori la scelta.

Di Lorenzo Toti

Lorenzo Toti

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