Il centenario dell’Internazionale Comunista tra riflessioni e prospettive future

Il 1919 è stato un anno importante per la storia mondiale, con la formazione dell’Internazionale Comunista due anni dopo la Rivoluzione d’ottobre e un anno dopo la ridenominazione del Partito operaio socialdemocratico russo in Partito comunista russo. Un evento epocale, che ha ridefinito senz’ombra di dubbio l’asse mondiale, soprattutto attraverso la volontà dei russi di porre un taglio con i partiti socialisti dei Paesi europei, divenuti secondo loro asserviti allo Stato borghese.

Domenica 17 novembre al Teatro Anfitrione di Roma si è svolta la presentazione del libro edito da Lotta Comunista “1919 – L’Internazionale Comunista – 100 anni. 100 militanti del partito mondiale”, a cura di Gian Giacomo Cavicchioli ed Emilio Gianni, il quale ha partecipato all’incontro nel quale ha illustrato i punti salienti del volume.

Il dott. Gianni traccia un quadro apparentemente disarmante del comunismo sovietico, che avrebbe tradito i suoi ideali originari in nome dello stalinismo. Durante il suo discorso non ha mancato di condannare i crimini di Stalin, dipingendolo come egli stesso il principale nemico della rivoluzione bolscevica, e dunque principale ostacolo della formazione dello Stato socialista, in nome di un vero e proprio regime del terrore, nel quale hanno perso la vita innumerevoli dissidenti politici (tra i quali Lev Trotsky) che non volevano tradire la linea di Lenin.

L’Internazionale Comunista, inoltre, sarebbe arrivata troppo tardi, ben due anni dopo la Rivoluzione, dunque quando, a causa anche della fine della Prima Guerra Mondiale e delle caratteristiche del marxismo occidentale, diverso da quello di stampo sovietico, aveva ormai perso gran parte della sua energia, finendo schiacciata in tutti i Paesi dell’Europa occidentale dalle forze reazionarie.

Il punto, però, è: che cosa ci possono insegnare la Rivoluzione d’ottobre e l’Internazionale Comunista? Che cosa possono fare le classi sociali popolari (altrimenti dette “proletariato”) in questo mondo che sta cambiando velocemente? Il dott. Gianni ci ha gentilmente spiegato il suo punto di vista.

D: Secondo Lei, oggigiorno le classi sociali popolari, o proletariato, come le chiama Lei, come possono muoversi per far fronte a un mondo che cambia così velocemente?

R: Innanzitutto cominciando a considerarsi come classe avversa a tutte le altre classi, e quindi rifuggendo all’inganno interclassista del parlamentarismo e dai proclami di chi pensa di salvare tutti, mentre allo stesso tempo tutti non si possono salvare semplicemente perché ci sono delle classi che hanno interessi distinti e contrapposti, come appunto la borghesia, che mira al profitto, e il proletariato, che deve vendere la sua forza lavoro. E quando ha la fortuna di poterla vendere ottiene lavoro, secondo però le esigenze del mercato, e dunque del profitto. Vedi il caso di Mittal: il mercato non tira e ci sono 5mila esuberi. Perché? Perché c’è una società che si basa sul profitto, sull’esigenza di mercato. Quindi, rifuggire da queste logiche, considerarsi come classe a partire dall’ingegnere, dal metalmeccanico, dall’edile, dall’impiegato, dal tecnico, fino al lavoratore dei servizi o ragazzo che va a portare le pizze…

D: Quindi riunire tutti in un’unica grande classe che lotta per i propri diritti, nessuno escluso?

R: Esatto, per i propri diritti. Immediati, che sono economici, e futuri, che sono politici.

In parole povere, un’unica classe sociale unita, dai ruoli più importanti a quelli più umili, tutti ingranaggi di un unico grande meccanismo per la creazione, secondo l’autore del testo riguardante l’Internazionale Comunista, di una società più equa e giusta.

Di Simone Pacifici

Simone Pacifici

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