Il Bianco candore dell’unione: Nord Corea e Sud Corea sfilano insieme alle Olimpiadi di PyeongChang

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione”.
Quando Nelson Mandela, nel 1995, cominciava a ricostruire le basi di una unità nazionale, ormai persa, distrutta e lacerata dal razzismo, attraverso un campo di rugby, si riferiva anche a quello che abbiamo visto pochi giorni fa. Si riferiva al potere che lo sport ha di unire bandiere, di ispirare la pace attraverso le più alte passioni auree dell’agonismo puro. Un potere da un mare bianco, candido, sul quale naviga un territorio azzurro, un unico polo armonioso. Un potere che ha il suono delle risate degli atleti, la voce degli applausi degli spettatori mondiali. Un potere che ha la forza dei più supremi valori delle Olimpiadi.
La fiamma olimpica dei XXIII Giochi Olimpici Invernali si è accesa il 9 febbraio nella contea di PyeongChang, nella parte nord della Corea del Sud. Una fiamma olimpica che non soltanto Kim Yu-Na, sucoreana, campionessa olimpica del 2010 di pattinaggio artistico, ha acceso, ma che tutto il territorio coreano, unito, senza distinzioni, ha fatto brillare, diffondendo il calore protettivo di uno dei più alti gesti agonistici a cui abbiamo assistito.
Una sola bandiera, sfondo bianco e il disegno delle due Coree in azzurro. È questo il simbolo con cui saranno ricordate queste Olimpiadi. Due alfieri, la giocatrice di hockey Chung Gum Yunjong ed il campione di bob Hwang Won, hanno dimostrato, sfilando sotto l’ombra della stessa bandiera, accompagnati da tutto il team misto unificato, cosa l’agone è in grado di produrre.
I due paesi hanno sfilato insieme durante la cerimonia. Dopo la devastante separazione, si erano presentate unite per solo tre casi, a Sydney nel 2000, ad Atene nel 2004 ed a Torino nel 2006. Da allora hanno continuato a sfliare sempre separatamente.
Quest’anno, però, i lunghi piumini bianchi con “Korea” scritto in nero sulla schiena, hanno segnato una nuova data storica nel mondo della politica e dello sport che, ancora una volta, hanno dimstrato di essere due temi legati dal più forte vincolo fraterno.
Sugli spalti dello stadio olimpico, Kim Yo-jong, la sorella 30enne del leader nordcoreano Kim Jong-Un, della delegazione di atleti e funzionari nordcoreani, ha incontrato il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Dopo la storica stretta di mano allo stadio, i due hanno tenuto un incontro formale al palazzo presidenziale di Seul.
Gli applausi, i sorrisi, gli abbracci, le emozioni hanno gridato la testimonianza più importante ed ancora una volta ci è stato possibile ricordare la più grande lezione di vita: è nello sport che si vince senza uccidere, quando in guerra si uccide senza vincere.
E, questa volta, lo sport ha vinto, ancor prima di cominciare il riscaldamento.

Redazione

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