“L’Europa ha perso le sue caravelle”: Prodi parla della crisi d’Europa a Ponti di Pace 2018

“Eravamo al centro del mondo, nel 1400 il PIL degli Stati italiani era, insieme alla Cina, il più alto dell’epoca”. Ma poi, con la scoperta dell’America, tutto cambiò. “E la grande Italia scomparve dalle carte geografiche per cinque secoli”.
È palpabile il rimpianto nella voce di Romano Prodi, ex Primo Ministro ed ex Presidente della Commissione Europea. Rimpianto per un mondo che non è stato, per una Bologna che poteva diventare un centro finanziario internazionale, per un Europa che potrebbe diventare una potenza globale ma che sembra destinata ad un ruolo minoritario. “Abbiamo perso le nostre caravelle”, dice il politico bolognese parlando alla Conferenza dal titolo “L’Europa e la sua crisi”, organizzata a Bologna dalla Comunità di Sant’Egidio nell’ambito degli incontri per la “Preghiera per la Pace 2018”.
Come gli Stati italiani del Rinascimento, infatti, l’Europa sembra essere troppo piccola e divisa per impegnarsi nella costruzione di quelle navi che, solcando i mari, portarono il centro del mondo nell’Atlantico. “Oggi, le caravelle sono Alibaba, Google, Amazon…”, sono i grandi colossi “virtuali” tra i quali, però, non troviamo nessun europeo.
Eppure l’Europa è ancora ai primi posti a livello globale, ha un “welfare State” come solo Canada e Australia ma anche una storia e una cultura che potrebbero porla come mediatrice tra la Cina e gli Stati Uniti. Bisogna quindi riscoprire il modo di far politica, sostiene l’ex Presidente della Commissione Europea. “Quando parlo con i giovani, mi guardano come un dinosauro” – scherza Prodi. Quello che vuole intendere, però, è che compito del politico è far capire alle nuove generazioni che la guerra in Europa è parte del passato, sì, ma altre crisi potrebbero ritornare. “Sappiamo tutti che frenare sul ghiaccio è deleterio, ma in una situazione di pericolo finiamo sempre per farlo; così può capitare anche all’Europa, che di fronte alle avvisaglie di una crisi, invece di prendere precauzioni, si richiuda in sé stessa”.
Di qui la necessità di prendere decisioni importanti, sottolinea il relatore, decisioni anche contrastate come quella di Kohl, ex Cancelliere tedesco che dovette convincere i suoi connazionali della bontà dell’Euro. Il motivo della sua strenua convinzione? La necessità di dare un senso agli orrori dell’ultima guerra, di renderla un punto da cui ripartire, rivela Prodi.
Di fronte a venti di crisi che soffiano sull’Europa, quindi, basterebbe riscoprire l’entusiasmo dei suoi padri fondatori e per questo bisogna avere il senso della storia ma, soprattutto, del futuro, conclude il politico bolognese. Perché, un giorno, le caravelle tornino a partire dai porti del nostro continente. Battendo bandiera europea, naturalmente.

Gabriele Rizzi

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