La Centrale Montemartini di Roma

La storia della Centrale Montemartini di Roma è sicuramente una delle più belle e particolari della Capitale, soprattutto a causa delle varie trasformazioni che ha avuto nel corso di poco più di un secolo.

La Centrale fu inaugurata nel 1912 dalla giunta guidata dall’allora sindaco Ernesto Nathan in un contesto in cui la via Ostiense era ancora disabitata, e quindi lontana dal grande polo culturale che è oggi (soprattutto grazie alle sedi dell’Università Roma Tre ivi presenti). La capacità energetica iniziale era solo di 4000 kw/h, che Benito Mussolini portò a 23mila kw/h con l’installazione di due motori diesel. L’impianto, tuttavia, cadde in disuso a partire dagli anni Sessanta, per poi essere riutilizzato come polo museale dal 1997, quando a causa di lavori di ristrutturazione del Palazzo dei Conservatori venne portata al suo interno una gran quantità di statue e reperti dell’antichità. Il museo venne inaugurato con la mostra “Macchine e Dei”, dove agli impianti ancora presenti della vecchia Centrale vennero affiancate statue, monumenti e corredi risalenti all’età romana repubblicana.

Il risultato è un coinvolgente ibrido tra moderno e antico, dove possiamo ammirare collezioni provenienti da importanti horti e templi (come quello di Apollo Sosiano), oppure il meraviglioso treno di papa Pio IX, primo Pontefice a fare uso di questo mezzo di trasporto, intuendone le grandi potenzialità, che portavano a una velocità molto superiore negli spostamenti rispetto alla carrozza trainata da cavalli.

Suscitano grande fascino, inoltre, il rilievo del sepolcro di Marco Virgilio Eurisace, liberto di origine greca divenuto ricco grazie alla sua professione di panettiere, nel quale egli è raffigurato con sua moglie Atistia, rivolti l’uno verso l’altra come a sottolineare il legame profondo che avevano in vita, o i resti della tomba di Crepereia Thyphaena e Creperio Euhodo, ritrovata nell’area degli horti di Domizia durante i lavori di costruzione del Palazzo di Giustizia del quartiere Prati.

Un’esperienza quindi imperdibile per tutti gli amanti dell’antichità e della modernità, che potrebbero apprezzare il connubio tra due realtà così distanti nel tempo, eppure fisicamente tanto vicine come in questo caso.

Di Simone Pacifici

Simone Pacifici

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