Il coronavirus ha alimentato la xenofobia in occidente

I cinesi nei paesi occidentali dove si sono verificati casi di coronavirus di Wuhan affermano di essere oggetto di abusi razzisti, mentre la paranoia sale a causa dell’epidemia.

In Italia, Paese europeo con il maggior numero di turisti cinesi all’anno, la scoperta di due persone positive al Covid 19 – una coppia arrivata a Milano da Wuhan il 23 gennaio in occasione del capodanno lunare – è coincisa con episodi di xenofobia e telefonate dove si consigliava di evitare ristoranti e negozi cinesi.

Roberto Giuliani, direttore del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, uno dei più antichi istituti musicali del mondo, è stato criticato dai colleghi dopo aver detto agli studenti di Cina, Giappone e Corea del Sud di non venire a lezione fino a quando un medico non avesse visitato le loro case per assicurarsi che non avessero contratto il virus.

La Repubblica ha pubblicato una fotografia sul suo sito web che mostra un caffè vicino alla fontana di Trevi a Roma con un cartello all’esterno che dice “a tutte le persone provenienti dalla Cina” è stato vietato l’ingresso.

In Italia vivono più di 300.000 cinesi e solo nel 2018 5 milioni sono stati turisti nel nostro paese.

“Purtroppo, uno degli inevitabili impatti di questa malattia è la xenofobia”, ha detto Marco Wong, consigliere comunale della città toscana di Prato, dove vive un’ampia popolazione cinese.

“I genitori non mandano i loro figli a scuola se ci sono compagni di classe cinesi e la gente scrive su internet di non andare nei negozi e nei ristoranti cinesi. Si diffondono anche molte fake news – per esempio, l’audio di un italiano che afferma di essere a Wuhan e di sapere di un laboratorio segreto dove è stato creato questo virus”.

Anche la comunità cinese del Canada è vittima di abusi razzisti a causa del coronavirus. Le paure scaturite dal coronavirus hanno colpito le popolazioni cinesi anche in altri paesi. Il sindaco di Toronto ha condannato il razzismo contro i cinesi-canadesi, e ci sono state segnalazioni di razzismo anti-asiatico anche nel Regno Unito.

In Francia, i residenti cinesi hanno condiviso le loro esperienze utilizzando l’hashtag #JeNeSuisPasUnVirus (Io non sono un virus). Una giovane donna che si fa chiamare Forky ha scritto su Twitter: “Non tutti gli asiatici sono cinesi. Non tutti i cinesi sono nati in Cina e non tutti ci sono stati. Un asiatico che tossisce non ha il #coronavirus. Insultare un asiatico a causa del virus è come insultare un musulmano a causa dei bombardamenti”.

Leonardo Toti

Giornalista e imprenditore del digitale. Studioso di digital economy, web e finanza, appassionato di politica, si diletta scrivendo, viaggiando e facendo tanto ma tanto sport.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *