Per una nuova Somalia senza mutilazioni genitali femminili: Cadigia Mohamed Ali racconta della sua battaglia

Dalla seconda fila, dove è seduta, interviene spesso per aggiungere qualche particolare in più al discorso del marito. Italiano impeccabile, foulard blu sul capo ed un titolo, “Dottoressa”, che dice poco della sua storia: Cadigia Mohamed Ali non è, infatti, solo la moglie dell’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica Somala in Italia, è anche un medico che da anni si batte contro una pratica molto diffusa nel Paese subsahriano, la mutilazione genitale femminile. Raggiunta dal Laboratorio dei Cento a margine della conferenza “L’Italia in Africa. La Somalia”, la Dottoressa Mohamed Ali ha potuto, infatti, raccontare della sua battaglia contro quella che è una pratica ancora troppo presente in molti Paesi del mondo.

Spesso viene ritenuta un’usanza religiosa” – afferma la consorte dell’Ambasciatore – ma è quanto di più lontano vi possa essere. Praticate in molte culture, le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono basate su una concezione secondo cui la donna dovrebbe mantenersi sempre “pura”; in realtà, però, non fanno altro che danneggiarne la salute. Dal momento in cui vengono eseguite, infatti, fino al momento del parto e ad ogni rapporto sessuale, le MGF mettono in pericolo la vita delle donne, arrecando dolori e aumentando il rischio di cisti ed emorragie. Oltre a ciò, tali interventi sono spesso effettuati in condizioni sanitarie piuttosto precarie, nelle boscaglie o nelle aree interne della Somalia e di tanti altri Paesi. Inutile dire quanto questo possa portare facilmente a gravi infezioni.

Per tutti questi motivi, è importante parlare delle MGF, al fine di sensibilizzare quante più persone possibile. Cadigia ha, infatti, constatato la ritrosia di molte donne ad esprimersi sull’argomento, anche tra le giovani immigrate che ha incontrato in Canada, dove ha vissuto in precedenza con il marito. In effetti, fa notare, anche il nome “mutilazione genitale femminile” non aiuta, aumentando, anzi, la percezione di stigma sociale di cui soffrono le donne vittime di questa pratica. “É una battaglia per il corpo della donna: bisogna dire <<Questo é il mio corpo!>>, come si diceva negli anni ’60, e <<Perché fai questo a tua figlia?>>” afferma. Vi è la necessità, infatti, di coinvolgere anche i genitori che perpetuano questa pratica ancestrale; soprattutto in Somalia, poi, viene praticata l’infibulazione, una delle “varianti” più dolorose tra le MGF. Vi sono comunque segnali positivi: tale pratica, dichiara la consorte dell’Ambasciatore, sta “cominciando a diminuire”. Proprio ora, quindi, è importante continuare a parlarne, informare e sensibilizzare. Sempre con rispetto, però, verso tutte quelle donne che hanno subito una mutilazione. Utilizzando, insomma, lo stile di Cadigia Mohamed Ali, istituzionale e volto allo slancio umanitario. La nuova Somalia, la Somalia che si sta costruendo, passa, infatti, anche dalle sue iniziative. E allora, non abbiamo dubbi che il futuro sia dalla parte del suo Paese.  

Gabriele Rizzi

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